17th Florence Korea Film Fest - Festival dedicato al cinema coreano a Firenze

MOON SO-RI

Nome in coreano: 문소리

Sesso: Donna

Biografia

Moon So-ri nasce a Busan nel 1974. Esordisce sul grande schermo nel 1999 in “Peppermint Candy” seconda pellicola diretta dal Maestro Lee Chang-dong con cui ha collaborato anche per il film “Oasis”. L’interpretazione di una giovane disabile in questa pellicola le vale il premio Marcello Mastroianni per attrice emergente alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel 2003 è la protagonista del film di Im Sang-soo “A Good Lawyer's Wife” per cui vince il premio per la migliore attrice allo Stockholm International Film Festival. Del 2009 è la sua prima collaborazione con Hong Sang-soo che la dirige in “HaHaHa”; (i due lavoreranno ancora insieme in “In Another Country” del 2011 e “Hill of Freedom” del 2014). Nel 2010 viene diretta nuovamente da Im Sang-soo in “The Housemaid”. Dopo aver preso parte a diverse pellicole di successo come “The Handmaiden” di Park Chan-wook (2016) e “The Major” al fianco di Choi Min-sik (2017) Moon So-ri debutta alla regia con “The Running Actress” un’autobiografia, da lei stessa scritta e interpretata, in cui racconta uno spaccato della sua vita di attrice. Nel 2018 prende parte all’intenso dramma sentimentale diretto dal regista cinese Zhang Lü “Ode to the Goose” e al legal drama “Juror 8” di Hong Seung-wan, mentre nel 2021 è tra le protagoniste del film “Three Sisters” diretto da Lee Seung-won di cui è anche produttrice. È sposata dal 2006 con il regista Jang Joon-hwan.

Presentazione Critica

L’arte dell’attrice Moon So-ri non riguarda mai il solo rappresentare un personaggio o interpretare un ruolo. La sua magia è riuscire a diventare la donna raccontata in ogni film: farla respirare, vivere, soffrire e gioire con ogni muscolo, ogni nervo, ogni cellula del suo corpo. Che sia questo il segreto della sorprendente varietà di caratteri interpretati in oltre venti anni di carriera? Insieme vi è anche sicuramente l’entusiasmo e la tensione costante verso tutto ciò che è nuovo, verso la strada non ancora percorsa che ha portato una ragazza di Busan, che doveva diventare un’insegnante, a essere una delle prime attrici coreane a trovare affermazione e riconoscimento in Europa. «Penso di aver scelto ruoli che altre attrici erano poco propense ad accettare» racconta in una intervista del 2013; difatti non è certo qualcosa di comune esordire nel ruolo di una ragazza affetta da paralisi cerebrale incapace di muoversi o comunicare. Una performance sorprendente e spiazzante quella offerta da Moon So-ri in “Oasis” di Lee Chang-dong, impegno che certamente lascia un segno profondo nella giovane attrice che confessa la tentazione avuta di abbandonare il set, ma di essere stata convinta dal regista (lo stesso Maestro che maggiormente la ispirerà nel suo debutto dietro la macchina da presa) a continuare. Così come viene spesso ricordata l’immedesimazione con la frustrazione provata del personaggio di Gong-Ju nella sua incapacità di parlare e relazionarsi con gli altri e di come degli spettatori, realmente disabili, le abbiano in seguito confidato quanto si fossero sentiti vicini alla sua interpretazione. Il ruolo che segue questo brillante debutto è in un film di genere diverso: “A Good Lawyer's Wife” di Im Sang-soo dove Moon So-ri è una giovane donna intrappolata in un matrimonio infelice che decide di trasgredire intrecciando una relazione con un ragazzo poco più che adolescente. Un film intenso e molto fisico in cui il corpo dell’attrice è filmato con la stessa attenzione e naturalezza sia nelle scene più erotiche che nei momenti quotidiani. E sono di nuovo il movimento, l’azione e la capacità di gestire la propria fisicità al centro del film corale tutto al femminile “Forever the Moment” (2008) che racconta la vera storia della partecipazione della squadra di pallamano femminile della Corea del Sud alle Olimpiadi estive del 2004.
La femminilità messa in scena dall’attrice decisa, ma mai aggressiva, materna, passionale e assolutamente non passiva è notata dal Maestro del cinema dei sentimenti Hong Sang-soo che nel 2009 la chiama ad interpretare in “HaHaHa” il ruolo della ragazza di cui si innamora il protagonista e da cui è inizialmente respinto. Una figura femminile che col suo temperamento si pone decisamente in antitesi rispetto ai coprotagonisti maschili tutti, nello stile di Hong Sang-soo, pigri e indolenti.
Il 2017 è un anno cruciale per Moon So-ri che matura la decisione di misurarsi con la scrittura e la regia del film autobiografico “The Running Actress” in cui soggetto della messinscena è la vita di un’attrice fermata in un momento di presa di coscienza rispetto al trascorrere degli anni, alla difficoltà di conciliare vita pubblica e privata e sul reale significato di prestare la propria esistenza all’arte. È una interprete ancora più consapevole delle sue possibilità quella che ritroviamo l’anno successivo nella pellicola di Zhang Lu “Ode to the Goose” impegnata nel ritratto di una donna infelice e complessa che sembra quasi sedotta da una possibilità di autodistruzione.
Un’ulteriore evoluzione quella che riscontriamo in una delle pellicole più recenti: “Three Sisters” di Lee Seung-won. Moon So-ri è una madre e una moglie solo all’apparenza inserita nella sua realtà, costituita in larga parte anche dalla comunità religiosa di cui fa parte. Il film mostra la crepa, l’incrinarsi della soglia di sopportazione che conduce alla violenza prima, ma a un equilibrio a una sicuramente maggiore consapevolezza poi.
Nell’attesa di poter osservare in cosa, nel corso della nuova stagione della sua vita professionale, sarà impegnata Moon So-ri ne celebriamo con questa retrospettiva il talento, il coraggio e lo spirito pionieristico che hanno caratterizzato l’identità di un’attrice simbolo dell’affermazione del cinema coreano nel mondo.