17th Florence Korea Film Fest - Festival dedicato al cinema coreano a Firenze

TOKYO!

Titolo Coreano:
도쿄!
Pronuncia Originale:
Do-kyo!
Titolo Italiano:
Tokyo
Anno:
2008
Durata:
35mm
Cast:
Sceneggiatore:
Fotografia:
Musica:
Nazione:
Corea del Sud, Francia, Giappone, USA, Regno Unito
Formato:
Colore:
Colore, Bianco e Nero
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Lingua:
Inglese, Italiano, Coreano, Giapponese, Cinese, Mandarino, Francesce
Sottotitoli:
Italiano, Inglese, Tedesco, Francesce
Genere:
,
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Distribuzione Internazionale:
Edizione Festival:
Rassegna/Retrospettiva:
Sinossi

Il terzo episodio racconta la storia di un uomo che, dopo essersi autorecluso e aver evitato ogni relazione umana per dieci anni, un giorno stabilisce per la prima volta un contatto con la ragazza che gli porta la pizza, ma in quel momento si verifica una scossa di terremoto.

Recensione Film

Guardare da un diverso punto di vista culturale alla realtà di un paese straniero non è mai impresa facile: c'hanno provato con Tokio tre registi assai diversi per temperamento e percorsi creativi. Michel Gondry, com'è nel suo stile, parte da un nucleo drammatico dall'impianto realista (la difficoltà di trovare un adeguato alloggio se si hanno pochi soldi), per aprire poi la storia alle maglie del sogno e dell'onirico (la protagonista alla fine si trasforma in una sedia). Merde di Carax non è solo l'episodio più allegorico, ma anche quello dalle sfumature più politiche: narrando le vicende di uno strano mostro che vive nelle fogne e che diventa suo malgrado una “star” della televisione, il regista francese punta l'obiettivo sull'invasività mediatica che sembra ossessionare la società giapponese. Il terzo episodio, quello di Bong, è sicuramente il più riuscito: lavorando con pochissimi personaggi e in uno spazio scenico ristretto, il regista coreano mette a nudo uno dei problemi più tragici nella vita del Giappone metropolitano post-industriale, quello della solitudine. Sebbene sia anche questo un racconto allegorico, dal forte impianto morale (simile per certi versi al suo precedente Incoherence), Shaking Tokyo non ha nulla di retorico: originale e imprevedibile, Bong stacca i due registi francesi in termini di capacità d'analisi e originalità.