17th Florence Korea Film Fest - Festival dedicato al cinema coreano a Firenze

TIME

Titolo Coreano:
시간
Pronuncia Originale:
Si-gan
Titolo Italiano:
Il Tempo
Regista:
Anno:
2006
Durata:
98 min.
Cast:
HA Jung-woo, Sung Hyun-ah
Sceneggiatore:
Fotografia:
Musica:
Nazione:
Corea del Sud, Francia, Giappone, USA, Regno Unito
Formato:
Colore:
Colore, Bianco e Nero
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Lingua:
Inglese, Italiano, Coreano, Giapponese, Cinese, Mandarino, Francesce
Sottotitoli:
Italiano, Inglese, Tedesco, Francesce
Genere:
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Distribuzione Internazionale:
,
Edizione Festival:
Rassegna/Retrospettiva:
Sinossi

Seh-hee e Ji-woo stanno insieme ormai da qualche anno e benchè Ji-woo sia innamorato della sua compagna lei è tormentata dalla gelosia e dall’insicurezza. La vera paura di Seh-hee è che il suo uomo si sia stancato del suo aspetto, che non la desideri più e che possa volerla tradire con altre donne. Per questo la ragazza decide di scomparire e di rivolgersi a un chirurgo plastico per far sì che lui la trasformi letteralmente in un’altra donna. Ji-woo dopo la sorpresa e il dispiacere per la scomparsa della sua fidanzata si imbatte in una misteriosa sconosciuta…

 

Recensione Film

Sorprende davvero che “Time” sia stato rifiutato sia da Cannes sia da Venezia e che si sia dovuto accontentare di una prima come even-to d’apertura del Festival di Karlovy Vary.Sorprende perché simili rifiuti indurrebbero a pensare a un Kim minore (quello di “RealFiction” o “The Coast Guard”);e invece con “Time” siamo di fronte a un Kim in forma smagliante,capace di sedurre e ammaliare conuna costruzione di sceneggiatura e un impianto visivo all’altezza di alcune delle sue opere più compiute,quali “Bad Guy” e “LaSamaritana”.Come nel caso dei titoli summenzionati,si tratta di un Kim urbano,un’opera in cui la componente pulsionale più spintadel suo cinema (quella che domina “L’Isola” o “The Coast Guard”) pare tenuta a freno dal contesto metropolitano.Ciononostante,lacoppia dei protagonisti,in particolare Se-hee/Sae-hee (nomi la cui variazione fonetica corrisponde a quella tra le nostre é chiusa ed èaperta),si abbandona spesso e volentieri a sfuriate e isterismi in pubblico che trasgrediscono violentemente le norme del bon ton,nonsolo coreano,in tal senso inscrivendosi appieno nella galleria d’irrimediabili,memorabili ‘diversi’ tratteggiata da Kim.Il quale si conce-de pure un siparietto autoriflessivo,quando uno sboccato astante muove una severa reprimenda a Ji-woo per il suo gridare e a Sae-hee per la sua maschera:“ma dove pensate d’essere,sul palcoscenico di un teatro?” Una battuta che è una chiave d’accesso al cinemadi Kim Ki-duk,dove i confini tra realtà e astrazione si confondono (l’impossibile dislocazione notturna di Sae-hee che piange sulla scul-tura localizzata su un’isola a largo della costa coreana occidentale) in un surrealismo che sfugge le chiare (e banali) associazioni simbo-liche.Un cinema che non rimane immobile,ma evolve,giacché “Time” (si noti che il coreano “sigan” sottende un’accezione durativapiuttosto che puntuale di tempo) è con buona probabilità l’opera più dialogata di un Kim che si era fatto un nome per la ferina nonverbalità dei suoi personaggi.Una delle tappe più struggenti e accessibili del suo percorso d’autore:assolutamente imperdibile.