Titolo Coreano: 한국 영화를 통해

Pronuncia Originale: Tu-loeu han-gug yeong-hwa

Titolo Italiano:   Viaggio nel Cinema Coreano

Regista: Leonardo Cinieri Lombroso
Anno:  2010
Cast: Im Kwon-taek, Kim So-young, Lee Chang-dong, Lee Myung-se, Park Chan-wook, Park Kwang-Su
Sceneggiatore: Leonardo Cinieri Lombroso
Fotografia: Antonio Covato
Montaggio: Leonardo Cinieri Lombroso
Musica: Umberto Sangiobanni

Nazione: Corea del Sud

Formato Film: Lungometraggio

Durata: 68 minuti

Colore: Colore

Lingua: Coreano

Sottotitoli: Italiano, Inglese
Genere: Documentario

Formato: HD

Sezione Festival: Orizzonti Coreani

Anno Festival: 2011

Sinossi: Sebbene nel corso degli ultimi anni il cinema coreano si stia affermando sempre più anche all’estero grazie all’opera di alcuni esponenti di culto per pubblico e critica (basti pensare a Kim Ki-duk, Park Chan wook, Bong joon-ho), la sua genesi è ancora materia oscura per i più. Il documentario di Leonardo Cinieri Lombroso cerca di rendere giustizia riempiendo questo vuoto di conoscenza, e tracciando la storia della cinematografia coreana secondo cinque step ritenuti emblematici, cinque artisti fondamentali che hanno costellato, dagli anni ’50 ad oggi, questo bel panorama tutto da scoprire.


Recensione Film: Per capire il cinema coreano, bisogna conoscere la storia della Corea. E’ da questa considerazione che parte il viaggio di Lombroso. Im Kwon-Taek, primo dei 5 cineasti chiamati in causa ci introduce alla necessità di considerare la nascita del cinema coreano posteriore agli anni ’50, ovvero solo quando il giogo giapponese e le sue influenze decadono. Il suo cinema è così volutamente caratterizzato da una forte volontà identitaria, che renda onore alla cultura coreana. E poi c’è Park Kwang-su, che tra ’70 e ‘80’ coglie questo testimone declinandolo coraggiosamente in un cinema di denuncia che sfidi la censura. E c’è Lee Myung –see, che si distacca dal cinema “militante” per regalare al suo pubblico, onirismo e realtà immaginifiche che portino riso e pianto. Ma anche Lee Chan Dong che si concentra sull’introspezione e sul dolore in ogni sua forma. Ed infine c’è Park Chan-wook che fa dell’esplorazione di un sentimento come la vendetta, un caposaldo del suo cinema, apprezzato in tutto il mondo.


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