17th Florence Korea Film Fest - Festival dedicato al cinema coreano a Firenze

THROUGH KOREAN CINEMA

Titolo Coreano:
한국 영화를 통해
Pronuncia Originale:
Tu-loeu han-gug yeong-hwa
Titolo Italiano:
Viaggio nel Cinema Coreano
Anno:
2010
Durata:
68 minuti
Cast:
Im Kwon-taek, Kim So-young, Lee Chang-dong, Lee Myung-se, Park Chan-wook, Park Kwang-Su
Sceneggiatore:
Fotografia:
Nazione:
Corea del Sud, Francia, Giappone, USA, Regno Unito
Formato:
Colore:
Colore, Bianco e Nero
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Lingua:
Inglese, Italiano, Coreano, Giapponese, Cinese, Mandarino, Francesce
Sottotitoli:
Italiano, Inglese, Tedesco, Francesce
Genere:
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Distribuzione Internazionale:
Edizione Festival:
Rassegna/Retrospettiva:
Sinossi

Sebbene nel corso degli ultimi anni il cinema coreano si stia affermando sempre più anche all’estero grazie all’opera di alcuni esponenti di culto per pubblico e critica (basti pensare a Kim Ki-duk, Park Chan wook, Bong joon-ho), la sua genesi è ancora materia oscura per i più. Il documentario di Leonardo Cinieri Lombroso cerca di rendere giustizia riempiendo questo vuoto di conoscenza, e tracciando la storia della cinematografia coreana secondo cinque step ritenuti emblematici, cinque artisti fondamentali che hanno costellato, dagli anni ’50 ad oggi, questo bel panorama tutto da scoprire.

Recensione Film

Per capire il cinema coreano, bisogna conoscere la storia della Corea. E’ da questa considerazione che parte il viaggio di Lombroso. Im Kwon-Taek, primo dei 5 cineasti chiamati in causa ci introduce alla necessità di considerare la nascita del cinema coreano posteriore agli anni ’50, ovvero solo quando il giogo giapponese e le sue influenze decadono. Il suo cinema è così volutamente caratterizzato da una forte volontà identitaria, che renda onore alla cultura coreana. E poi c’è Park Kwang-su, che tra ’70 e ‘80’ coglie questo testimone declinandolo coraggiosamente in un cinema di denuncia che sfidi la censura. E c’è Lee Myung –see, che si distacca dal cinema “militante” per regalare al suo pubblico, onirismo e realtà immaginifiche che portino riso e pianto. Ma anche Lee Chan Dong che si concentra sull’introspezione e sul dolore in ogni sua forma. Ed infine c’è Park Chan-wook che fa dell’esplorazione di un sentimento come la vendetta, un caposaldo del suo cinema, apprezzato in tutto il mondo.