Titolo Coreano: 박쥐

Pronuncia Originale: Bak-jwi

Titolo Italiano:   Sete

Anno:  2009
Cast: Hwang-woo Seul-hye, Kim Hae-sook, Kim Ok-bin, Oh Dal-soo, Park In-hwan, Seo Dong-soo, Shin Ha-kyun, Song Kang-ho
Sceneggiatore: Jeong Seo-Kyeong, Park Chan-Wook
Fotografia: Chung Chung-hoon
Luci: Park Hyun-won
Montaggio: Kim Sang-bum
Musica: Cho Young-wook
Direttore Artistico: Ryu Seong-hui
Make Up: Song Jong-hui
Effetti Speciali: Kim Tae-ui

Nazione: Corea del Sud

Formato Film: Lungometraggio

Durata: 133 minuti

Colore: Colore

Lingua: Coreano

Sottotitoli: Italiano, Inglese
Genere: Drammatico, Horror

Formato: 35mm
Produzione: Moho Film, Park Chan-wook
Distribuzione Internazionale: CJ Entertainment

Sezione Festival: Omaggio a Park Chan Wook

Anno Festival: 2017

Sinossi:

Sang-hyun è un prete molto amato dalla sua comunità: decide di partire per l’Africa per sottoporsi, volontariamente, a un esperimento che tenta di scoprire un vaccino per affrontare un nuovo terribile virus. L’esperimento fallisce e San-hyun viene infettato: grazie a una trasfusione di sangue, di ignota provenienza, viene riportato in vita. Una volta tornato in Corea, il prete comincia a essere oggetto di una serie di trasformazioni fisiche, fino una voglia insaziabile di sangue.


Recensione Film: “Thirst”, vincitore del premio della giuria alla 62° Festival di Cannes, è un libero adattamento del romanzo Teresa Raquin di Emile Zola. Il regista opta per una cornice riconducibile all’horror, genere che gli è più congeniale (come ha dimostrato nella trilogia della vendetta) non restando tuttavia imbrigliato, ma contaminandolo con altri generi quale la black commedy e il melò. Qualche esempio? Come per il sordomuto di “Mr. Vendetta” che aiutando la sorella innesca una reazione a catena, anche qui il protagonista, padre Sang-hyung, dona se stesso per aiutare gli altri, ma senza volerlo è costretto perfino a trasformandosi in un vampiro. La ricerca estetico-formale di Park riprende lo stile di “Lady Vendetta”: una fotografia che si avvale di verdi, rossi desaturati e filtri blu entra in contrasto con la casa dei protagonisti che invece è ammantata in un bianco abbagliante, sterile e freddo. “Thirst” diventa così un’opera insolita in cui accanto a sequenze dal forte impatto estetizzante (come la danza sui tetti dei vampiri con sottofondo Bach), ce ne sono altre dall’accento grottesco e dissacrante. Un finale di scettico romanticismo chiude il film con inedita esplosione di sensi.


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