Titolo Coreano: 밀정

Pronuncia Originale: Mil Jung

Titolo Italiano:   Agente Segreto

Regista: KIM JEE-WOON
Anno:  2016
Cast: Gong Yoo, Han Ji-min, Song Kang-ho
Sceneggiatore: Kim Jee Woon, Lee Ji-min, Park Jong-Dae
Fotografia: Kim Ji-yong
Musica: Mowg

Nazione: Corea del Sud

Formato Film: Lungometraggio

Durata: 140

Colore: Colore

Lingua: Coreano, Giapponese

Sottotitoli: Italiano, Inglese
Genere: Azione, Drammatico, Thriller

Formato: DCP
Produzione: Grimm Pictures, Harbin Films, Warner Bros. Korea
Distribuzione Internazionale: FINECUT

Anno Festival: 2017

Sinossi: Siamo alla fine degli anni Venti, in un periodo funestato dall’occupazione giapponese della Corea. A Lee Jung-chool, un coreano che lavora come agente nella polizia nipponica, viene affidata la missione speciale di scoprire un gruppo armato di combattenti per la libertà che fa parte della Resistenza coreana. Così si mette sulle tracce del loro leader: Kim Woo-jin. Trovandosi agli estremi opposti di questa lotta, entrambi gli uomini cercano di ricavare segretamente informazioni l’uno sull’altro. Presto però la Resistenza scopre che ci sono dei traditori tra le sue fila e stringe il cerchio per trovarli…


Recensione Film: Kim Jae-woon è uno dei registi più eccentrici e di talento del cinema coreano di oggi. La sua carriera è straordinaria: con solo 6 film ha conquistato un pubblico internazionale e le attenzioni dei maggiori festival, sia in Corea che in Occidente. La formula del suo successo è fatta di un abile sincretismo tra i virtuosismi esistenziali del cinema coreano contemporaneo e la grande tradizione dei generi hollywoodiani (black comedy, noir, horror, western, ecc.). Questo suo ultimo film non fa eccezione: The Age of Shadow è un elegante spy-movie dall’impianto classico, perfettamente calato nelle vicissitudine storiche coreane, in cui intrighi, tradimenti, ambiguità ed eroismi si susseguono con un ritmo molto sostenuto. I due personaggi principali, con la loro sfida infinita e senza esclusione di colpi, costituiscono il doppio fulcro di una messinscena che Kim ha voluto piena di virtuosismi e di omaggi alla storia del cinema (la sequenza ambientata sul treno è illuminante, da questo punto di vista), per un film volutamente artificioso, ma efficace nel limpido calligrafismo del suo stile.


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