Titolo Coreano: 태백산맥

Pronuncia Originale: Taebaegsanmaeg

Titolo Italiano:   Le Montagne di Taebaek

Regista: IM KWON-TAEK
Anno:  1994
Cast: Ahn Seok-hwan, Ahn Sung Ki, Choi Dong-joon, Chung Kyung-soon, Kim Ghab-soo, Kim Myung-kon, Kook Jong-hwan, Pang Eun-jin, Park Yong-jin, Shin Hyun-jun, Yoon Joo-sang
Sceneggiatore: Song Neung-Han
Produttore: Lee Tae-won
Fotografia: Jung Il-sung
Luci: Lee Min-bu
Montaggio: Park Soon-duk
Musica: Kim Soo-chul
Costumi: Gwon Yu-jin
Make Up: Hong Dong-eun
Effetti Speciali: Lee Mun-geol

Nazione: Corea del Sud

Formato Film: Lungometraggio

Durata: 168 min.

Lingua: Coreano

Sottotitoli: Italiano, Inglese
Genere: Drammatico, Guerra, Sociologico

Formato: 35mm
Produzione: Taeheung Pictures
Distribuzione Internazionale: Taeheung Pictures

Sezione Festival: Im Kwon-taek Retrospettiva

Anno Festival: 2007

Sinossi: Alla fine degli anni Quaranta la Corea del Sud è in preda alla guerra civile. Le promesse non mantenute di una riforma agraria che liberi i fittavoli dal giogo dei latifondisti allargano le schiere degli aderenti alla guerriglia comunista. A Beol-gyo, nella provincia di Jeolla meridionale, i fratelli Yeom si schierano su fronti opposti: Sang-jin guida le schiere dei partigiani comunisti, mentre Sang-gu è un ispettore di polizia incaricato alla repressione anticomunista. Da un celebre romanzo di Cho Jeong-la è, una delle opere più ambiziose di Im Kwon-taek che ricostruisce con viva partecipazione il clima di violenza montante negli anni che precedono la Guerra di Corea (1950-53).


Recensione Film:

Si dice che adattare per il cinema Taebaek Sanmaek (Le Montagne Taebaek) di Chon Jeong-lae sia stato per anni il sogno di Im Kwon-taek. Il grande successo commerciale di Seopyonje e della serie di The General’s Son gli permise finalmente di avverare il suo sogno a metà degli anni Novanta, in un’opera presentata in concorso al Festival di Berlino 1995 che è forse la più ambiziosa di tutta la sua carriera. Il pieno raggiungimanto di una democrazia sotto la presidenza di Kim Young-sam, primo presidente non militare in trent’anni, e il precedente dell’importante Nambugun (1990) di Jung Ji-young, permettono ad Im d’affrontare un argomento che durante la dittatura era tabù assoluto, ossia la guerriglia comunista che nella Corea del Sud trovava la sua base d’appoggio proprio sulle montagne Taebaek, nella provincia di Jeolla meridionale da cui lo stesso Im è originario. L’epica storica di Im distende su quasi tre ore un sofferto e convulso affresco dei tempi di una sanguinosa guerra civile in cui continue rappresaglie dell’una e dell’altra parte finiscono sempre per vedere come vittima la popolazione civile. Lo spirito popolare di Im gl’impedisce di prendere le parti dell’una o dell’altra fazione, quindi nella sua presentazione Im si concentra proprio sull’aspetto d’assurdità di un conflitto fratricida che in conclusione non incorona alcun vincitore (come la stessa Guerra di Corea). In mezzo a questa divisione espressamente simboleggiata dai due fratelli Yeom, Im colloca due personaggi perno, i più riusciti del dramma: il professore Kim Beom-woo (il grande Ahn Sung-gi) che, nonostante i continui rivolgimenti di fronte, mantiene una impassibile e lucida equidistanza e la sciamana So-hwa alla quale tocca la massima conclusiva del film, secondo cui i suoi rituali del goot non sono volti a commerare i morti, ma a placare le sofferenze dei vivi. Memorabile la sequenza sulle sorti del villaggio di Chil-bok, una miniatura d’immensa efficacia espressiva e concettuale che riassume la visione complessiva di Im Kwon-taek sulla Storia recente della Corea.


Trailer: