Titolo Coreano: 취화선

Pronuncia Originale: Chihwaseon

Titolo Italiano:   Ebbro di Donne e di Pittura

Regista: IM KWON-TAEK
Anno:  2002
Cast: Cho Seung-woo, Gi Jeong-su, Hwang Chun-ha, Jeong Su-yeong, Kim Bong-su, Kim Do-yoon, Kim Gyuri, Kim Hak-jun, Kim Sun-hwa, Moon Jeong-hee, Yang Byeong-ryeol
Soggetto Originale: Im Kwon-taek
Sceneggiatore: Im Kwon-taek, Kim Yong-ok
Produttore: Lee Tae-won
Fotografia: Jung Il-sung
Luci: Kim Dong-ho
Montaggio: Park Soon-duk
Musica: Kim Young-dong
Direttore Artistico: Ju Byung-do
Materiale di scena: Jeong Ji-seop
Audio: Yang Dae-ho
Effetti Speciali: Jung Do-an, Kim Tae-yong
Arti Marziali: Im Se-ho

Nazione: Corea del Sud

Formato Film: Lungometraggio

Durata: 120 min.

Colore: Colore

Lingua: Coreano

Sottotitoli: Italiano, Inglese
Genere: Biografico, Drammatico, Storico

Formato: 35mm
Produzione: Taehung Pictures
Distribuzione Internazionale: Cinema Service Co. Ltd.
Distribuzione Italiana: BIM Distribuzione

Sezione Festival: Im Kwon-taek Retrospettiva, Choi Min-Sik Retrospettiva

Anno Festival: 2007, 2014

Sinossi:

La vita del pittore Jang Seung-eop, artista ribelle del Diciannovesimo secolo, amante del bere e delle belle donne e insofferente alle convenzioni sociali. In un tempo in cui l’identità nazionale coreana è indebolita e compromessa dall’influenza culturale e dall’intervento politico di Cina e Giappone, la ricerca espressiva anticonformista di Jang diventa per Im la metafora della necessaria lotta per difendere e definire la specificità coreana. Premio per la miglior regia a Cannes 2002.


Recensione Film: Nel portare sullo schermo la vita del pittore Jang Seung-eop (1843-1897), detto Ohwon, Im Kwon-taek ha potuto prendersi tutte le libertà concesse da una biografia in verità piuttosto lacunosa, realizzando quindi un ritratto personale dell’artista, basato su quanto di lui dice la sua opera, e nel quale in molti hanno riconosciuto un chiarissimo tentativo di rispecchiamento da parte dello stesso Im. Del resto, la traiettoria esistenziale e artistica di Ohwon s’inscrive all’insegna di due parallele battaglie: una contro l’autorità, il conformismo e l’accademismo artistici verso cui mai cela la sua insofferenza; l’altra per conquistare un’individualità artistica che si svincoli da convenzioni e canoni d’importazione, tanto consolidati, quanto castranti. Conflitti che ovviamente fanno di Ohwon un paladino dell’individualità in un contesto complessivamente uniformante, ma che soprattutto, sulla più ampia tela della Storia su cui la sua vicenda viene dipinta – Storia di una Corea schiacciata culturalmente e politicamente tra Cina e Giappone -, lo rendono l’emblema della ricerca di una specificità identitaria e artistica della nazione coreana. Al di là dell’evidenza metaforica, Ebbro di Donne e di Pittura è una delle opere più rimarchevoli di Im perché riesce, senza esotismo o didatticismi, a restituire il fascino e la specificità dell’arte pittorica orientale, specialmente nel suo farsi. Un esito raggiunto grazie ad un lungo lavoro di documentazione e alla collaborazione di affermati accademici coreani che hanno pure prestato la loro mano alle sequenze di creazione pittorica. E persino il grande Choi Min-sik, la cui selvaggia e irrefrenabile vitalità rende Ohwon un personaggio indimenticabile, da perfezionista quale è, ha preso lezioni di pittura, per meglio riprodurre la gestualità dell’artista in azione. Le immagini dell’abituale direttore della fotografia di Im, Jung Il-sung, suo stretto collaboratore sin dagli anni Settanta, raggiungono uno zenit compositivo, in special modo nelle riprese paesaggistiche degli esterni, che definire di squisitezza pittorica risulta banale, ma veritiero. La chiusa, sulla misteriosa scomparsa di Ohwon, è poi fuor di dubbio il più bel finale mai concepito da Im Kwon-taek.

Relatore: Paolo Bertolin

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