Titolo Coreano: 서편제

Pronuncia Originale: Seopyeonje

Titolo Italiano:   Seopyeonje

Regista: IM KWON-TAEK
Anno:  1993
Cast: An Byung-kyung, Choi Chong-won, Choi Dong-joon, Gang Seon-suk, Ju Sang-ho, Kim Kyu-chul, Kim Kyung-ran, Kim Myung-kon, Lee In-ock, Oh Jeong-hae, Yoo Myeong-sun
Soggetto Originale: Lee Cheong-Jun
Sceneggiatore: Kim Myeong-Gon
Produttore: Lee Tae-won
Assistente al Direttore: Kim Hong-joon
Fotografia: Jung Il-sung
Luci: Cha Jung-nam
Montaggio: Park Gok-ji, Park Soon-duk
Musica: Kim Soo-chul
Direttore Artistico: Kim Yu-jun
Costumi: Lee Hae-yoon
Make Up: Hong Dong-eun, Lee Dong-chun
Audio: Kim Kyeong-il, Yang Dae-ho

Nazione: Corea del Sud

Formato Film: Lungometraggio

Durata: 112 min.

Colore: Colore

Lingua: Coreano

Sottotitoli: Italiano, Inglese
Genere: Drammatico, Storico

Formato: 35mm
Produzione: Taeheung Pictures
Distribuzione Internazionale: Taeheung Pictures

Sezione Festival: Im Kwon-taek Retrospettiva

Anno Festival: 2007

Sinossi:

Il film più amato di Im Kwon-taek e il più grande successo coreano di sempre all’epoca dell’uscita. Nella Corea del dopoguerra, la storia di Yu-bong, interprete di “pansori” (la tradizionale arte performativa coreana per voce e tamburo) che attraversa il paese accompagnato dai figli adottivi Song-hwa e Dong-ho, che educa rispettivamente al canto e al tamburo. Dong-ho si ribella alla rigida disciplina del padre che arriva ad accecare Song-hwa per tenerla legata a sè e acuirne la sofferenza intenpretativa. Il trionfo senza precedenti del film rilanciò la passione dei coreani per l’arte nazionale del “pansori”.


Recensione Film: Seopyeonje è il film che ha incoronato Im Kwon-taek della sua aura di artista nazionale coreano. Il romanzo da cui è tratto fu pubblicato alla fine degli anni Settanta, ma nonostante Im fosse interessato ad adattarlo per il grande schermo sin dalla prima lettura, solo il grande successo di The General’s Son gli permise di portare a compimento un progetto su cui i produttori non puntavano granché. Non per nulla il film fu fatto uscire a Seoul su un solo schermo, per poi travolgere i suoi stessi facitori con un successo senza precedenti. Il passaparola e l’entusiasmo del pubblico, infatti, portarono il film ad una tenitura sugli schermi nazionali di oltre sei mesi che gli permise di battere ogni record d’incassi per una pellicola coreana. Giornali e televisioni s’accanirono alla ricerca di una spiegazione al fenomeno culturale Seopyeonje, stupefatti soprattutto della presa che il film aveva sulle giovani generazioni. La risposta risiede forse in un puntuale incontro tra uno dei tasselli fondamentali della ricerca perseguita da Im nella sua carriera di cineasta adulto, volta alla definizione e promozione dell’identità culturale coreana attraverso il cinema, e l’esigenza del pubblico di riscoprire quest’identità in un momento in cui essa risultava accantonata o messa in crisi da una cieca occidentalizzazione. Innegabile che un tale incontro non si sarebbe potuto verificare se non a fronte di una delle riuscite più ammirevoli di Im: Seopyeonje offre un racconto toccante, imperniato sul sacrificio e l’arte, che vede, per l’ennesima volta nel suo cinema, il femminile vittima dell’egoismo manipolatorio del maschile, e che rinnova l’amore incondizionato dell’autore per le forme del paesaggio coreano. Senza dimenticare le magistrali performance di “pansori” (il titolo Seopyeonje si riferisce allo stile occidentale del “pansori”, ritenuto di carattere più ‘femminile’, contrapposto al “tongpyeonje”, di carattere più ‘maschile’) che hanno incantato il pubblico e reso la colonna sonora del film un hit discografico. Nel piano sequenza in cui i protagonisti attraversano il paesaggio intonando l’arcipopolare canzone Arirang, Im raggiunge poi l’apice artistico del suo cinema.


Trailer: