Titolo Coreano: 사마리아

Pronuncia Originale: Sa-ma-ri-a

Titolo Italiano:   La Samaritana

Regista: KIM KI-DUK
Anno:  2004

Nazione: Corea del Sud

Formato Film: Lungometraggio

Durata: 95 min

Colore: Colore

Lingua: Coreano

Sottotitoli: Italiano, Inglese
Genere: Drammatico, Sociologico

Formato: 35mm
Distribuzione Internazionale: FineCut Co. Ltd.

Sezione Festival: Kim Ki-duk Retrospettiva

Anno Festival: 2005

Sinossi: Yeo-jin è un’adolescente che conduce una vita felice con suo padre, investigatore professionista. La sua migliore amica Jae-young si prostituisce e Yeo-jin collabora gestendo la clientela e mettendo da parte i soldi per un viaggio in Europa. Con il passare del tempo Jae-young si affeziona ad uno dei suoi clienti ma Yeo-jin si arrabbia per questo e l’amica, in nome del loro forte legame, lascia l’uomo. Un giorno la polizia compie un’irruzione in un motel alla ricerca di casi di prostituzione minorile e Jae-young per sfuggire all’arresto salta da una finestra procurandosi un grave trauma cerebrale. Sul letto di morte Jae-young chiede a Yeo-jin di portarle l’uomo che amava. L’amica lo raggiunge ma l’uomo si rifiuta di rivedere Jae-young a meno che lei non faccia sesso con lui. Yeo-jin accetta con riluttanza per il bene dell’amica morente, ma quando i due giungono all’ospedale Jae-young è già morta. Scossa dalla morte dell’amica Yeo-jin inizia ad andare con ciascuno dei clienti dell’amica, ma invece di farsi pagare restituisce loro i soldi che aveva messo da parte; man mano anche la giovane Yeo-jin inizia a prostituirsi regolarmente. Un giorno il padre di Yeo-jin la scopre con un uomo ed inizia a pedinare il cliente. Da quel giorno il padre inizia a picchiare i clienti della figlia finendo con l’ucciderne uno. Una notte, il padre chiede a Yeo-jin di partire per un viaggio…


Recensione Film: Con i sempre presenti temi di minimalismo, silenzio, e polemica, Kim Ki-duk, vincitore dell’Orso d’Argento come miglior regista al Festival di Berlino, mette in luce, con il film“The Samaritan” (Il samaritano), i nostri conflitti interni, dubitando della capacità umana di dominare il destino. Ki-duk ambienta il suo film in Corea del Sud con due protagoniste giovani; una che diventa prostituta e l’altra che assume il ruolo di magnaccia, con lo scopo di finanziare una gita in Europa. Il regista mette a fuoco uno dei più grandi e diffusi problemi della Corea contemporanea con più di un milliardo di ragazze che scelgono di prostituirsi per mantenere le loro abitudini consumistiche.Mentre Yeo-Jin sta di guardia alla porta dietro cui “lavora” la sua amica, non vede che la polizia fa irruzione. Nella fuga, l’amica si lancia dalla finestra trovando la morte. Tormentata dal senso di colpa, Yeo-Jin interprete la parte del “buono samaritano” prostituendosi in nome della sua amica. La situazione diventa ancora più complicata quando il padre di Yeo-Jin, un poliziotto, scopre l’attività della figlia. Per vendicare le ingiustizie, da la caccia ai suoi clienti ma un giorno il gioco gli sfugge di mano. Agli antipodi di un film che tratta di religione o di morale, Ki-duk sostiene che fine della pelicula dovrebbe essere l’insegnamento del perdono, evidenziando che “in qualunque situazione un padre dovrebbe perdonare la sua figlia”. I panorami semplistici e violenti, insieme ai dialoghi minimalisti contrastano con le tenebrose battaglie interiori dei protagonisti. In questo modo Ki-duk ci mostra la strada giusta per la salvezza nel mondo moderno.