Titolo Coreano: 풍산개

Pronuncia Originale: Poong-san-gae

Titolo Italiano:   Poong-san-gae

Regista: JUHN JAIHONG
Anno:  2011
Sceneggiatore: Kim Ki-duk
Fotografia: Lee Jung-in
Musica: Park Inyoung

Nazione: Corea del Sud

Durata: 121'

Lingua: Coreano

Sottotitoli: Italiano, Inglese
Genere: Azione
Produzione: Kim Ki-duk Film
Distribuzione Internazionale: FINECUT

Anno Festival: 2018

Sinossi:

Poongsan ha il non invidiabile compito di sfidare la morte valicando il confine tra Corea del Nord e Corea del Sud per consegnare i messaggi che le famiglie separate si inviano. Quando gli agenti del governo sud-coreano gli chiedono di far espatriare clandestinamente dal Nord al Sud In-Oak, amante di un disertore di della Corea del Nord, adempie al suo dovere ed accetta il rischio. Ma Poongsan e la ragazza, uniti dal pericolo, iniziano a conoscersi, e finiscono per innamorarsi. Non appena arrivati a destinazione però Poongsan viene inseguito, imprigionato e torturato, mentre In-Oak sperimenta come il suo antico amore sia cambiato ed inasprito dal passare degli anni.
——-Poongsan (Yoon Kye-sang), è un giovane che attraversa la Corea dal Nord al Sud per far da tramite tra le famiglie separate, rischiando la sua stessa vita.Quando gli arriva la richiesta segreta da parte di agenti del governo sudcoreano, si intrufola nel Nord per riportare In-Oak (Kim gyu-ri), l’amante di un disertore nordcoreano di alto rango, al Sud. Sulla loro strada verso la Corea del Sud, i due s’innamorano. Tuttavia, al loro arrivo, vengono accolti dagli agenti che catturano e torturano Poongsan mentre In-oak viene delusa dal suo vecchio amante che è cambiato negli ultimi anni.


Recensione Film:

La capacità di un buon di un maestro sta nel non essere prevaricante nei confronti di un allievo, ma nell’infondere in lui il suo sapere, lasciando che questo si sviluppi e si esprima secondo un’indole ed uno stile personale. La capacità di un buon allievo sta nel rispettare questo assioma, mettendo a frutto la lezione del maestro senza imitarlo, ma cogliendone gli aspetti che lo hanno reso tale, coltivandoli. Il tocco di Kim Ki-duk si avverte leggero, nella scrittura di questo Poongsan, ma la regia di Juhn, già sperimentata nella sua opera prima Beautiful, conferisce un carattere che si discosta dall’esperienza cinematografica del suo mentore, rendendosi alternativa, e non emulazione. Sono quindi peculiari di Juhn elementi d’azione cruenti e realistici, ma anche una recitazione lirica, quasi teatrale, permeata di dramma e sentimento. Sullo sfondo, a fare da tragica cornice, l’esperienza sofferta delle tante famiglie separate dalla Guerra di Corea, immagini che evocano il sacrificio silenzioso di una Berlino di non troppi anni addietro, che in quell’angolo d’oriente vive ancora, più crudele e disperata che mai.
——Scritto e prodotto da Kim Ki-duk e diretto dal suo ex assistente alla regia Juhn Jai-hong (Beautiful), Poongsan inietta una nuova vita ai thriller coreani di spionaggio “nord-sud” con il ritratto di un uomo misterioso che attraversa la DMZ (zona demilitarizzata) per fornire un servizio unico, quello di corriere. Dal suo inizio straziante fino al finale mozzafiato, il film è irremovibile nel suo slancio e spesso insopportabile nella sua intensità, presentando e gestendo magistralmente una grande gamma di sfumature dei sentimenti; amore, desiderio, gelosia, odio, disperazione, intrigo, crudeltà e follia.Il punto di vista del film sulle relazioni Nord-Sud è irresistibilmente più oscuro e cinico rispetto ai thriller spionistici coreani tipicamente semplificati e ideologicamente di parte. Gli agenti di entrambe le parti sono rappresentati come teppisti quasi indistinguibili nella loro furbizia e incompetenza, il tema di base, è infatti, il tradimento. In-Oak, il disertore, e persino alcuni agenti, imparano gradualmente l’inutilità della lealtà (personale o politica) e il prezzo della “libertà”, nel corso della narrazione, prende il posto ad un senso di abietta disillusione.La multiforme sceneggiatura è piena di colpi di scena e coincidenze, rivelando gli stessi problemi di credibilità che affliggono molte delle opere di Kim Ki-duk. Nonostante la vasta gamma di toni, spesso incoerenti gli uni con gli altri, l’attenzione di Juhn Jai-hong sull’istinto fisico dei personaggi infonde alla maggior parte delle scene un’urgenza e un impatto visivo estremamente avvincente. Il regista condivide il dono del suo mentore (Kim Ki-duk) nel rappresentare la violenza in uno stile scioccante e sovversivo, rendendo i pericoli fisici estremamente palpabili. Il dialogo, che è spesso stilato, per fortuna svolge un ruolo subordinato, anche grazie alla forza espressiva di Yoon Kye-sang.


Trailer: