17th Florence Korea Film Fest - Festival dedicato al cinema coreano a Firenze

PIETA

Titolo Coreano:
피에타
Pronuncia Originale:
Pieta
Titolo Italiano:
Pieta
Regista:
Anno:
2012
Durata:
104'
Cast:
Gang Eun-jin, Jo Min-soo, Lee Jung-Jin
Sceneggiatore:
Fotografia:
Musica:
Nazione:
Corea del Sud, Francia, Giappone, USA, Regno Unito
Formato:
Colore:
Colore, Bianco e Nero
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Lingua:
Inglese, Italiano, Coreano, Giapponese, Cinese, Mandarino, Francesce
Sottotitoli:
Italiano, Inglese, Tedesco, Francesce
Genere:
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Distribuzione Internazionale:
Edizione Festival:
Rassegna/Retrospettiva:
Sinossi

Spietato tirapiedi di uno strozzino, Kang-do esercita il suo ruolo con una violenza senza pari, mutilando e straziando le sue vittime senza alcuno scrupolo o rimorso di coscienza. Quando un giorno alla sua porta bussa una donna che dichiara di essere la madre che l'ha abbandonato ancora in fasce, Kang-ho per metterla alla prova la sottopone a prove cariche della stessa cieca ferocia, ma la donna è determinata ad espiare la sua colpa e sopporta le angherie con stoicismo accollandosi la responsabilità della mancanza di morale del figlio. A poco a poco l'uomo finalmente inizia ad accettare la presenza della madre, ma, il destino ha riservato loro altri dolorosi risvolti.

Recensione Film

Kim Ki-duk torna al film tradizionale e a trattare il tema della vendetta, tanto caro al cinema coreano, dopo la parentesi intimista ed autobiografica di pellicole come Arirang e Amen, ed è qui, fuori dalla rarefazione di quell'alveo quasi monastico in cui ha deciso di ritirarsi, che ritrova un mondo sempre più corrotto e dominato dal Dio denaro. Non c'è spazio per la pietà appunto, ma solo per la cieca logica dell'arricchirsi, che tutto domina e tutto muove. E' una realtà diffusa e grottesca che Kim Ki-duk condanna senza appello, e che rappresenta con un'eccessività cruda e mostruosa, che tocca tabù inenarrabili come l'incesto, da leggersi come caduta estrema di ogni forma di morale e di autocontrollo. In questa vicenda l'Eros qui visto più come amore materno che come atto carnale, si intreccia inesorabilmente a Thanatos che è morte metaforica dell'anima oltre che fisica, dipingendo un quadro doloroso, com'è doloroso il senso di pietà di una madre nei confronti del figlio sofferente. Il rimando esplicito alla passione del Figlio per eccellenza, che già dal manifesto viene proclamato con gran forza, aggiunge una solennità maggiore alla storia, proclamandone l'universalità e l'esemplarità. Il sacrificio della madre è quello di ogni madre, e la piaga dell'anima che affligge il figlio è quella di una società intera, alle prese con lo scabroso degrado in cui è scandalosamente sprofondata.