17th Florence Korea Film Fest - Festival dedicato al cinema coreano a Firenze

PAIN

Titolo Coreano:
통증
Pronuncia Originale:
Tong-jeung
Titolo Italiano:
Dolore
Regista:
Anno:
2011
Durata:
104'
Cast:
Sceneggiatore:
Fotografia:
Musica:
Nazione:
Corea del Sud, Francia, Giappone, USA, Regno Unito
Formato:
Colore:
Colore, Bianco e Nero
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Lingua:
Inglese, Italiano, Coreano, Giapponese, Cinese, Mandarino, Francesce
Sottotitoli:
Italiano, Inglese, Tedesco, Francesce
Genere:
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Distribuzione Internazionale:
Edizione Festival:
Rassegna/Retrospettiva:
Sinossi

Dopo aver perso la sua famiglia quando era solo un ragazzo, Nam-soon non riesce più a provare dolore, ne’ quello fisico, ne’ quello emotivo, è come anestetizzato davanti ad ogni tipo d’emozione. Quando incontra Dong-hyun, una ragazza malata di emofilia, che contrariamente a Nam-soon soffre e sanguina per la più piccola ferita, qualcosa in lui cambia. I due diventano sempre più vicini, e Nam-soon inizia progressivamente ad abbandonare la corazza d’insensibilità che lo ha protetto durante tutta la sua vita, e ad abbandonarsi nuovamente alle emozioni, anche e soprattutto quelle più dolorose.

Recensione Film

Pain è inseribile in un filone molto praticato dal cinema coreano contemporaneo, una sorta di melodramma romantico moderno con una dinamica precostituita, sorretto da punti fissi attorno ai quali gravitano le storie più disparate di uomini e donne dalle esistenze ferite. Ne è un altro esempio Always, pellicola di Song Il-gon che ha aperto questa edizione del Festival. Kwak maneggia il clichè romantico senza rimanerne sopraffatto, condendolo con una sana ironia che introduce al melodramma in modo progressivo, senza calcare la mano sulle tragedie umane e personali, ma lasciando che queste si insinuino e disegnino la psicologia dei personaggi senza predominare. Nam-soon è un incassatore, lo è di professione, picchiato, mai picchiatore, e questa sua caratteristica assume carattere grottesco e tragicomico fin dall’inizio. La sua patologica analgesia è qui e là fonte di piccoli episodi surreali, trattata inizialmente come un vantaggio, sprigiona, ma solo gradualmente, tutto il dolore che, paradossalmente, la genera. Ma a dispetto del romanticismo d’antologia non c’è risoluzione per queste due vittime di un mal manifestato dolore, non c’è equilibrio tra i due, e non c’è bilanciamento, chiusura di un cerchio, compensazione.