17th Florence Korea Film Fest - Festival dedicato al cinema coreano a Firenze

OLD BOY

Titolo Coreano:
올드보이
Pronuncia Originale:
Oldeuboi
Titolo Italiano:
Old Boy
Regista:
Anno:
2003
Durata:
120 min
Cast:
An Yeon-seok, Choi Min-sik, Ji Dae-han, Kang Hye-Kang, Lee Seung-shin, Lee Yeong-hui, Oh Dal-soo, Oh Tae-kyung, Yoon Jin-seo, Yu Il-han, Yu Ji-tae
Fotografia:
Musica:
Nazione:
Corea del Sud, Francia, Giappone, USA, Regno Unito
Formato:
Colore:
Colore, Bianco e Nero
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Lingua:
Inglese, Italiano, Coreano, Giapponese, Cinese, Mandarino, Francesce
Sottotitoli:
Italiano, Inglese, Tedesco, Francesce
Genere:
,
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Distribuzione Internazionale:
Edizione Festival:
Rassegna/Retrospettiva:
Sinossi

Dae-su è sequestrato proprio il giorno del quarto compleanno della figlia; viene allora rinchiuso in un piccola stanza, fornita di una TV dalla quale apprende dell’omicidio della moglie a lui attribuito. Distrutto dalla notizia e sfinito dalla prigionia di cui non conosce il motivo, tenta il suicidio. Una mattina si risveglia sul tetto di un palazzo: da qui inizierà la ricerca del misterioso rapitore. Il suo viaggio terminerà in un hotel: si consumerà la vendetta tanto agognata?

Recensione Film

La seconda opera della trilogia incentrata sulla vendetta è ispirata a un manga giapponese. “Oldboy” sta a “ragazzo vecchio” come Dae-su sta per “star bene con gli altri” (questo il significato del nome del protagonista). Il film ha come caratteristica la “contraddizione che ritroviamo sia nel plot (Dae-se entra da vecchio al momento della reclusione e ne esce ringiovanito dopo quindici anni) sia nella cifra stilistica in cui si mescola, abilmente, non-sense e iperrealismo. Uno stile che predilige la contaminazione, fatto di primissimi piani, voice off, grandangoli deformati, montaggio serrato, interazioni fra passato e presente. Il regista non fa della citazione un uso puramente cinefilo, ma essa diventa piuttosto uno sguardo su un mondo freddo, nevrotico, in cui il gesto d’amore (quando c’è) si fa blasfemo o dominato dall’ipnosi. La vendetta diventa a tal punto necessaria da non essere più un piatto che va servito freddo, né un gesto liberatorio, ma lega ancor più chi la compie a un passato che vorrebbe dimenticare. Il significato nome Dae-su, “star bene con gli altri”, non assume alla fine nessun senso se non quello di un sorriso forza nei momenti di massimo dolore.