Titolo Coreano: 그물

Pronuncia Originale: Geu-mul

Titolo Italiano:   La rete

Regista: KIM KI-DUK
Anno:  2016
Cast: Kim Young-min, Lee Won-gun, Ryoo Seung Bum
Sceneggiatore: Kim Ki-duk
Fotografia: Kim Ki-duk
Musica: Park Young-min

Nazione: Corea del Sud

Formato Film: Lungometraggio

Durata: 114 min

Colore: Colore

Lingua: Coreano

Sottotitoli: Italiano, Inglese
Genere: Drammatico

Formato: DCP
Produzione: Kim Ki-duk Film
Distribuzione Internazionale: FINECUT

Anno Festival: 2017

Sinossi:

Nam Chul-woo è un pescatore della Corea del Nord che ha una moglie e una bimba. Un giorno, a causa di un guasto accidentale al motore della sua barca, va alla deriva e sconfina in Corea del Sud. Subito preso in custodia, viene sottoposto ad una serie di brutali indagini. È una spia? Forse. Appurato il contrario, il pescatore potrà tornare a casa? Difficile, visto che lo scopo della democratica Seoul è quello di “liberare” i cittadini dalla dittatura di Kim Jong-un. Ma Nam Chul-woo non ne vuole sapere di essere un disertore: alla questione ideologica il pescatore antepone quella degli affetti, visto che rimanere lì significherebbe non rivedere mai più la sua famiglia. E nemmeno l’immersione forzata nelle tentazioni capitaliste, tra le superfici luccicanti della grande metropoli, sembra convincerlo del contrario…


Recensione Film:

Presentato all’ultima Mostra di Venezia, l’ultimo film di Kim Ki-duk segna il ritorno del grande regista a un cinema più ispirato e più vicino a quello d’inizio carriera, in particolare a film più dichiaratemente politici come Address Unknown (2001) e The Coast Guard (2002). L’attenzione a personaggi marginali e al tema della divisione di un popolo irrimediabilmente spaccato in due fanno di The Net il ritratto senza speranza di due nazioni in cui sospetti e rancori reciproci guidano le azioni di tutti, senza preoccuparsi se i singoli vengono stritolati dalle rispettive ragioni di Stato. È il motivo per cui il film risulta scomodo e per nulla conciliante, anche perché non parteggia per nessuna delle due parti, impigliate entrambe in una rete («the net», per l’appunto) ideologica speculare. Se al centro del racconto resta sempre il povero pescatore, con i suoi bisogni ed affetti primari, intorno a lui si muovono una serie di figure o dal forte accento simbolico (la prostitute sudcoreane, ad esempio) o più sfumate (i nordcoreani), con Kim che racconta le vicende di Nam senza la retorica o l’enfasi che hanno contraddistinto i suoi ultimi film, ma con quella sconvolgente durezza che resta ancora la cifra migliore del suo stile.

Relatore: Marco Luceri

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