17th Florence Korea Film Fest - Festival dedicato al cinema coreano a Firenze

MEMORIES OF MURDER

Titolo Coreano:
살인의 추억
Pronuncia Originale:
Sal-in-ui chu-eok
Titolo Italiano:
Ricordi di un Omicidio
Regista:
Anno:
2003
Durata:
132 minuti
Cast:
Byun Hee-bong, Go Seo-hui, Kim Roi-ha, Kim Sang-kyung, Park No-sik, Ryu Tae-ho, Song Jae-ho, Song Kang-ho
Sceneggiatore:
,
Fotografia:
Musica:
Nazione:
Corea del Sud, Francia, Giappone, USA, Regno Unito
Formato:
Colore:
Colore, Bianco e Nero
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Lingua:
Inglese, Italiano, Coreano, Giapponese, Cinese, Mandarino, Francesce
Sottotitoli:
Italiano, Inglese, Tedesco, Francesce
Genere:
,
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Distribuzione Internazionale:
Edizione Festival:
Rassegna/Retrospettiva:
Sinossi

In un canale di scolo vicino a una piccola cittadina di campagna viene ritrovato il corpo di una giovane donna barbaramente stuprata ed uccisa. Poco tempo dopo viene scoperta un'altra vittima. I due detective che vengono chiamati a investigare su questi crimini usano sistemi d'indagine molto diversi tra loro. Mentre le vittime del serial killer continuano ad aumentare, i due entrano in conflitto tra loro, anche perché l'assassino non lascia molte tracce. L'unica pista è quella rappresentata da una misteriosa canzone che in occasione di ogni omicidio viene trasmessa da una stazione radio locale su richiesta di un ascoltatore.

Recensione Film

Tra tutti i film di Bong-Joon ho, Memories of Murder, è quello più facilmente riconducibile alle forme di un genere, il thriller, con cui il regista coreano si misura per la prima volta. A ben guardare, però, il film, tratto da un fatto di cronaca nera realmente accaduto nella Corea degli anni Ottanta, presenta significative variazioni rispetto, ad esempio, alla tradizione classica americana (a cui Bong dichiara spesso di ispirarsi): siamo in un villaggio di campagna e non in una metropoli, i detective non sono figure affascinanti e non possono contare sul supporto della tecnologia, il mistero alla fine resta insoluto perché il colpevole non verrà mai scoperto. Inoltre è palpabile la volontà del regista di servirsi di questa storia per raccontare i risvolti quotidiani del pesante clima socio-politico vissuto dalla Corea al tempo della dittatura di Park Chung-hee, ben rappresentato nelle numerose sequenze di violenza (non solo quella del serial killer, ma anche quella perpetrata dalle autorità nei confronti di civili inermi) e paranoia urbana presenti nel film.