Titolo Coreano: 우리들의 행복한 시간

Pronuncia Originale: Woo-ri-deul-eui Haeng-bok-han Si-gan

Titolo Italiano:   Il Giovedì Santo

Regista: SONG HAE-SUNG
Anno:  2006
Cast: Choi Myeong-su, Jang Hyun-sung, Jung Young-sook, Kang Shin-il, Kim Jee-young, Kim Se-dong, Lee Na-young, Yoon Yeo-jeong
Soggetto Originale: Gong Ji-young
Sceneggiatore: Jang Min-seok, Park Eun-young
Assistente al Direttore: Lee Jeong-bok
Fotografia: Gang Seung-gi
Luci: Hwang Sun-uk
Montaggio: Park Gok-ji
Direttore Artistico: Lee Jin-ho
Materiale di scena: Yoon Ki-chan
Costumi: Kim Min-hui
Make Up: Heo Jeong-im
Audio: Choi Tea-young
Effetti Speciali: Hong Jang-pyo

Nazione: Corea del Sud

Formato Film: Lungometraggio

Durata: 120 min

Colore: Colore

Lingua: Coreano

Sottotitoli: Italiano, Inglese
Genere: Drammatico, Sociologico

Formato: 35mm
Produzione: LJ Film
Distribuzione Internazionale: Prime Entertainment

Sezione Festival: Orizzonti Coreani

Anno Festival: 2009

Sinossi:

Ex cantante, ora professoressa universitaria, Yu-jeong tenta il suicidio. Non è la prima volta che la giovane donna prova a togliersi la vita; questi ripetuti tentativi di suicidio paiono il riflesso del suo tormentato rapporto con la madre. La zia di Yu-jeong, una suora che assiste i condannati a morte, la convince a partecipare ai suoi incontri con Jung Yun-soo, un condannato per omicidio che aveva espresso il desiderio di vederla. Dopo l’iniziale gelo, tra i due si stabilisce una complicità che riporta alla luce un passato traumatico e mai riconciliato.


Recensione Film: Maunday Thursday (ossia il giovedì santo, con riferimento al giorno in cui Yu-jeong e Yun-soo s’incontrano ogni settimana – ma il titolo originale coreano, Woo-rideul-eui haengbok han-shigan significa ‘la nostra ora di felicità’) si potrebbe ben descrivere come un Dead Man Walking coreano con tinte mélo più marcate. Se, infatti, le fasi finali del film prendono una posizione risolutamente abolizionista (con tanto di scena laterale in cui le guardie carcerarie incaricate delle esecuzioni lamentano i tormenti ingenerati dalla propria professione), tutta la prima parte, invece, si concentra più sul versante sentimentale della relazione tra Yu-jeong e Yun-soo. “Sono la persona migliore cui rivelare un segreto. Lo terrò fino alla morte”, con queste parole Yun-soo convince Yu-jeong che egli è l’unico possibile confidente per il trauma che l’ha segnata. “Da quel giorno sono sempre rimasta ai miei quindici anni”, rivela Yu-jeong del segreto che le ha pure alienato la madre. Al di là di una radicale differenza di classe, è proprio una comune e sofferta separazione dalla figura materna a segnare i due protagonisti: esclusivamente emotiva per Yu-jeong, anche fattiva per Yun-soo. Un incontro quindi che permette di guarire le rispettive ferite (“odio ogni secondo di questa vita”, diceva Yun-soo all’inizio), giusto prima che il destino di Yun-soo si compia. Interpretato con partecipazione e calibrata intensità dal Kang Dong-won (Yun-soo) e da Lee Na-young (Yu-jeong), nonché da un eccellente cast di comprimari, il terzo film di Song Hae-sung ha commosso le platee coreane portando al cinema più di tre milioni di spettatori.