Titolo Coreano: 하류인생

Pronuncia Originale: Haryu Insaeng

Titolo Italiano:   Infima

Regista: IM KWON-TAEK
Anno:  2004
Cast: Cho Seung-woo, Gi Jeong-su, Hwang Chun-ha, Jeong Su-yeong, Kim Bong-su, Kim Do-yoon, Kim Gyuri, Kim Hak-jun, Kim Sun-hwa, Moon Jeong-hee, Yang Byeong-ryeol
Soggetto Originale: Im Kwon-taek
Sceneggiatore: Im Kwon-taek
Produttore: Lee Tae-won
Assistente al Direttore: Heo Won
Fotografia: Jung Il-sung
Luci: Kim Dong-ho
Montaggio: Park Soon-duk
Musica: Shin Joong-hyun
Direttore Artistico: Ju Byung-do
Costumi: Hong Seung-wan
Effetti Speciali: Jung Do-an
Arti Marziali: Im Se-ho

Nazione: Corea del Sud

Formato Film: Lungometraggio

Durata: 105 min.

Colore: Colore

Lingua: Coreano

Sottotitoli: Italiano, Inglese
Genere: Azione, Drammatico

Formato: 35mm
Produzione: Taehung Pictures
Distribuzione Internazionale: Cinema Service Co. Ltd.

Sezione Festival: Im Kwon-taek Retrospettiva

Anno Festival: 2007

Sinossi: Il novantesimo film di Im Kwon-taek, presentato in concorso a Venezia 2004. Un incalzante affresco storico-gangsterisco che segue l’ascesa e caduta di Choi Tae-woong, liceale affiliato ad una banda di malviventi durante la Presidenza di Rhee Syng-man, a fine anni Cinquanta, che ascende progressivamente al rango di boss nei Settanta, sotto la dittatura di Park Chung-hee. Sullo sfondo del dramma, Im riesce a dipingere una penetrante radiografia della storia politica, economica e cinematografica della Corea.


Recensione Film: Presentato in concorso alla 61a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Raging Years ricevette un’accoglienza piuttosto tiepida da parte della critica italiana. Nonostante quest’incomprensione, si tratta non solo del piú ambizioso e personale di Im Kwon-taek da un decennio a questa parte, ma anche del più riuscito nel combinare la tensione talora irrisolta tra il raccontare storia e cultura della Corea al pubblico internazionale dei festival e l’ offrire al pubblico locale intrecci di buona presa emotiva e spettacolare. Im riadotta in sostanza la formula che aveva fatto la fortuna della serie “The General’s Son”, coniugando il genere gangsteristico su uno sfondo storico situato, ma ad un momento in cui la sua consapevolezza autoriale lo spinge a interagire più fecondamente con quel contesto che nella celebre serie rimaneva appunto giusto uno sfondo. Anche perchè il periodo storico su cui il film si concentra risulta intrinsecamente più complesso e controverso dei foschi anni dell’occupazione giapponese. In Raging Years scorrono gli anni della storia autoritaria della Corea del Sud, dalla Presidenza di Rhee Syng-man alla dittatura del Generale Park Chung-hee; sintomaticamente questi sono gli anni dell’ “haryu insaeng”, della vita umile e poco onorevole del protagonista Choi Tae-woong, gli anni in cui l’onestà e purezza che gli avevano conquistato la moglie Park Hae-oak (figlia di un politico d’opposizione sotto la presidenza di Rhee) si corrompono progressivamente nel suo coinvolgimento con la criminalità, dapprima devota alla mera estorsione, poi coinvolta nel grande business delle costruzioni e delle forniture militari agli americani. La messa in parallelo della vita di un gangster con l’evoluzione storica della nazione sino al 1975, attraversata pure dalla reiterata apparizione di poster cinematografici contestualmente significativi, pare condotta da Im aderendo all’opinione espressa sui politici del tempo del fratello di Hae-oak, Seung-moon, studente contestatore: “Per natura, il loro carattere non è per nulla differente da quello dei gangster. Se c’è una differenza sta nel fatto che l’aspetto esteriore ed interiore dei gangster corrispondono, mentre le autorità vestono una maschera di giustizia all’esterno. Più buie sono la loro violenza e corruzione interiori, più attraenti, vili e crudeli diventano. In conclusione, i gangster sono meglio!”