Titolo Coreano: 러브토크

Pronuncia Originale: Leo-beu-to-keu

Titolo Italiano:   Parlare d'Amore

Regista: LEE YOON-KI
Anno:  2005
Cast: Bae Jong-ok, Choi Banyah, Choi Duk-mun, Jeong Hui-tae, Kim Ji-su, Kim Tae-jeong, Lee Hyun-soon, Park Hee-soon, Park Jin-hee, Seo Ju-won
Sceneggiatore: Lee Yoon-ki
Produttore: Lee Seung-jae
Assistente al Direttore: Park Dae-hui
Fotografia: Choe Jin-ung
Luci: Lee Jong-guk
Musica: Kim Jeong-beom
Direttore Artistico: Kim Seon-ju
Costumi: Jeon Hong-joo
Make Up: Yu Yeong-suk
Audio: Lee Seong-jun

Nazione: Corea del Sud

Formato Film: Lungometraggio

Durata: 118 min.

Colore: Colore

Lingua: Coreano

Sottotitoli: Italiano, Inglese
Genere: Drammatico

Formato: 35mm
Produzione: LJ Film
Distribuzione Internazionale: CJ Entertainment

Sezione Festival: Lee Yoon-ki Retrospettiva

Anno Festival: 2008

Sinossi:

Chi parla d’amore è Young-shin, che fa la deejay in una radio di lingua coreana a Los Angeles: la sua rubrica, Love Talk, la porta a discutere dei problemi sentimentali degli altri, a dare consigli, sempre senza farsi coinvolgere troppo. Vorrebbe parlare d’amore anche Ji-seok, che è arrivato a Los Angeles per incontrarla dopo la rottura della loro relazione, e vorrebbe capire se possono continuare ad amarsi. Invece d’amore parla poco Sunny, che affitta una stanza a Ji-seok, e che l’amore (anzi: il sesso) lo fa a pagamento in un salone di massaggi. Uniti dalle coincidenze, dal passato, dagli incontri fortuiti e dal bisogno di condividere un po’ di calore, sono tutti e tre inesorabilmente soli: un po’ perché l’amore lo parlano più di quanto riescano a praticarlo, e un po’ perché sono coreani a Los Angeles. Sradicati, letteralmente spostati dalle proprie radici in un mondo che li scambia con la loro lingua, con il loro lavoro, con la loro diversità. Sunny, quella più lontana dall’immagine di quello che vorrebbe essere, tornerà indietro.


Recensione Film:

“Love Talk” è un film curioso, contraddittorio e molto più complesso di quello che sembra. Apparentemente, dopo il lavoro tutto di sottrazione di “This Charming Girl”, il regista sceglie la via più semplice: un’ambientazione “esotica” (una Los Angeles tutta palme e sole), che solletica l’attenzione del pubblico coreano e produce un senso di piacevole spaesamento in quello internazionale. Soprattutto nella prima parte il contrasto tra le voci, i volti e i tempi coreani e l’ambientazione è affascinante, e Lee Yoon-ki mette subito mano ad una gamma di scelte di regia a sottolineare ed enfatizzare: il bel piano sequenza iniziale, il contrasto tra i silenzi dei protagonisti e i rumori della città, la macchina da presa vicina ai corpi e poi le grandi aperture sul paesaggio urbano. In realtà la “vacanza” americana non è un semplice alleggerimento, ma diventa il terreno per sperimentare un reale senso di sradicamento e di differenza. Di questo differimento tra radici culturali ed esperienza dell’altro Lee Yoo-ki è un testimone diretto: nel sud degli Stati Uniti studia e fa il suo apprendistato cinematografico. Come molti registi dell’ultima generazione (prima di lui il nome più importante è quello di Hong Sang-soo, altro cineasta “cinefilo” e filo-occidentale), sperimenta il confronto con codici e relazioni differenti, e ne rimane ugualmente affascinato e respinto. Tutti i personaggi di “Love Talk” cercano nella loro presenza altrove insieme una fuga, un riscatto e una seconda possibilità, che si trasforma quasi sempre in una vita parallela dolorosa e senza speranza. Lee Yoon-ki usa la tavolozza dei sentimenti per descrivere in realtà un senso di straniamento esistenziale: quando i suoi tre protagonisti non “parlano d’amore”, inesorabilmente lo sbagliano, perché sono sempre fuori posto. Young-shin se ne è andata dalla Corea per segnare una distanza tra se stessa e l’amore di Ji-seok, ma qui ha intrecciato una relazione con un uomo sposato; Ji-seok è scappato dalla Corea per non accettare quella stessa distanza, e si perde in una palude di relazioni impossibili: quella con una ragazza madre messicana, Alice, il tentativo di ricominciare con Young-shin e l’incapacità di accorgersi dell’interessamento di Sunny. Quest’ultima è più matura e per questo ancora più bruciata dalla vita: ironicamente il sole che adesso colora la sua identità sembra quello che satura gli ambienti e la fotografia del film, lo stesso che ha accecato Ji-seok al suo arrivo e che ha segnato il loro primo incontro (il ragazzo si palesa fuori dalla sua porta mentre lei esce con un ombrello e le fa presente che “non piove più”: nuovo sole virile ed eccitante). Sunny è ossessionata dalle attenzioni di Andy (la guardia di sicurezza del salone di massaggi), da un violento amore del passato e dagli incontri con i suoi clienti (che anche in un supermercato le ricordano di essere soltanto “una mano” e non una donna). I personaggi di Lee Yoon-ki perdono la loro identità e perdono il loro nome: Sunny, Young-shi in radio diventa Helen Jung, Ji-seok soltano “un amico” per Alice. Poco importa se a tratti la scrittura di queste storie si fa un po’ tortuosa, e sembra chiudersi su se stessa: “Love Talk” rimane una bellissima dichiarazione d’amore. Sempre sbagliato.


Trailer: