Titolo Coreano: 인플루엔자

Pronuncia Originale: Inpeulluenja

Titolo Italiano:   Influenza (episodio di Digital Short Films by Three Filmmakers)

Regista: BONG JOON-HO
Anno:  2004
Cast: Go Su-hui
Fotografia: Kim Byeong-jeong

Nazione: Corea del Sud

Formato Film: Cortometraggio

Durata: 30 minuti

Colore: Colore

Lingua: Coreano

Sottotitoli: Italiano, Inglese
Genere: Thriller

Formato: 16mm
Distribuzione Internazionale: Jeonju International Film Festival

Sezione Festival: Bong Joon-ho Retrospettiva

Anno Festival: 2011

Sinossi:

Il film racconta i cambiamenti che si verificano nella vita di un uomo colpito dalla povertà e perciò costretto a trasformasi gradualmente in un violento criminale. All’inizio il protagonista Jo Hyeok-rae è in piedi su un ponte sopra il fiume Han; poi fa l’elemosina nella metropolitana per guadagnare qualche spicciolo, ma viene arrestato dalla polizia; in seguito, per combattere la fame, cerca cibo nei bidoni della spazzatura; alla fine passa alla violenza: deruba degli sventurati mentre prelevano soldi dal bancomat, prima di mettere a segno furti sempre più efferati, aiutato da una complice spregiudicata e violenta come lui.


Recensione Film:

Dopo lo straordinario successo commerciale di Memories of Murder, Bong Joon-ho raggiunge finalmente la tanto agognata tranquillità, che gli permette, tra l’altro, di dedicarsi al progetto Digital Short Films by Three Filmmakers e quindi di sperimentare per la prima volta nella sua carriera l’uso del digitale. Per raccontare nuovamente una vicenda di emarginazione e solitudine, Bong cambia registro stilistico; le sgranate inquadrature di Influenza hanno tutte un tratto in comune: sono girate da diversi punti di vista, ma sono fisse e l’effetto che Bong ne ricava è praticamente uguale a quello che possono dare le videocamere di sorveglianza poste in luoghi pubblici (banche, parcheggi, strade ecc.). Grazie anche all’uso delle didascalie il regista coreano racconta una storia di finzione attraverso la massima trasparenza realistica, come se le immagini fossero più vere del vero, tessendo una sottile riflessione sul confine tra soggettività della rappresentazione e oggettività della realtà.