17th Florence Korea Film Fest - Festival dedicato al cinema coreano a Firenze

I’M A CYBORG, BUT THAT’S OK

Titolo Coreano:
싸이보그지만 괜찮아
Pronuncia Originale:
Cyborgjiman gwaenchanh-a
Titolo Italiano:
Sono un Cyborg, ma va bene
Regista:
Anno:
2006
Durata:
105 min
Cast:
Cheon Seong-hun, Kim Chun-gi, Kim Joo-hee, Lee Yeong-mi, Lee Yong-nyu, Oh Dal-soo, Park Jun-myeon, Rain
Fotografia:
Musica:
Nazione:
Corea del Sud, Francia, Giappone, USA, Regno Unito
Formato:
Colore:
Colore, Bianco e Nero
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Lingua:
Inglese, Italiano, Coreano, Giapponese, Cinese, Mandarino, Francesce
Sottotitoli:
Italiano, Inglese, Tedesco, Francesce
Genere:
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Distribuzione Internazionale:
Edizione Festival:
Rassegna/Retrospettiva:
Sinossi

Young-goon è stata cresciuta dalla nonna fino a quando quest’ultima non viene rinchiusa in un manicomio. La giovane ragazza rimane traumatizzata da questo evento e inizia a credere di essere un cyborg. Young-goon, successivamente, dopo aver compiuto un gesto estremo è anch’essa spedita in un manicomio con altre persone. In quel luogo incontrerà Park II-Sun: tra i due nascerà un’innata complicità, un aiuto reciproco e pure i sogni d’infanzia potranno essere accettati.

Recensione Film

“I’m a Cyborg, but That’s ok”, vincitore alla Berlinale del premio Alfred Baumer come opera più innovativa, è il film immediatamente successivo alla trilogia della vendetta. Il titolo non deve trarre in inganno: non si tratta di fantascienza, ma di una commedia dal plot davvero originale. La storia raccontata appare infatti irreale perché la protagonista vive una vicenda inverosimile sotto molti punti di vista. Ma la cosa più sorprendente è il cambio di passo rispetto alle atmosfere e ai toni della trilogia. In questo film, abbandonati gli accenti cupi delle opere precedenti lo stile di Park opta per note fantasiose e sognanti, pur non dimenticando la raffinatezza visiva di “Lady Vendetta”. Park usa il tema della patologia, contenuto nella trama, e lo trasforma in un espediente per mettere in scena i meccanismi estetici del cinema. Il film diventa così metacinematografico e allo stesso tempo racconta la cura a cui sono soggetti i personaggi principali. In un mondo in cui i sogni spesso non coincidono con la realtà dei “normali”, la vendetta c’è, ma resta nell’immaginazione.