Titolo Coreano: 싸이보그지만 괜찮아

Pronuncia Originale: Cyborgjiman gwaenchanh-a

Titolo Italiano:   Sono un Cyborg, ma va bene

Regista: PARK CHAN-WOOK
Anno:  2006
Cast: Cheon Seong-hun, Kim Chun-gi, Kim Joo-hee, Lee Yeong-mi, Lee Yong-nyu, Oh Dal-soo, Park Jun-myeon, Rain
Sceneggiatore: Chung Seo-Kyung, Park Chan-Wook
Assistente al Direttore: Seok Min-u
Fotografia: Chung Chung-hoon
Luci: Park Hyun-won
Montaggio: Kim Sang-bum
Musica: Jo Yeong-wook
Direttore Artistico: Ryu Seong-hui
Materiale di scena: O Je-gwan
Costumi: Jo Sang-gyeong
Make Up: Kim Hyeon-jeong
Audio: Lee Si-hun
Effetti Speciali: Kim Tae-ui
Arti Marziali: Gwon Seung-gu

Nazione: Corea del Sud

Formato Film: Lungometraggio

Durata: 105 min

Colore: Colore

Lingua: Coreano

Sottotitoli: Italiano, Inglese
Genere: Commedia

Formato: 35mm
Produzione: Moho Films
Distribuzione Internazionale: CJ Entertainment
Distribuzione Italiana: CJ Entertainment

Sezione Festival: Omaggio a Park Chan Wook

Anno Festival: 2017

Sinossi:

Young-goon è stata cresciuta dalla nonna fino a quando quest’ultima non viene rinchiusa in un manicomio. La giovane ragazza rimane traumatizzata da questo evento e inizia a credere di essere un cyborg. Young-goon, successivamente, dopo aver compiuto un gesto estremo è anch’essa spedita in un manicomio con altre persone. In quel luogo incontrerà Park II-Sun: tra i due nascerà un’innata complicità, un aiuto reciproco e pure i sogni d’infanzia potranno essere accettati.


Recensione Film:

“I’m a Cyborg, but That’s ok”, vincitore alla Berlinale del premio Alfred Baumer come opera più innovativa, è il film immediatamente successivo alla trilogia della vendetta. Il titolo non deve trarre in inganno: non si tratta di fantascienza, ma di una commedia dal plot davvero originale. La storia raccontata appare infatti irreale perché la protagonista vive una vicenda inverosimile sotto molti punti di vista. Ma la cosa più sorprendente è il cambio di passo rispetto alle atmosfere e ai toni della trilogia. In questo film, abbandonati gli accenti cupi delle opere precedenti lo stile di Park opta per note fantasiose e sognanti, pur non dimenticando la raffinatezza visiva di “Lady Vendetta”. Park usa il tema della patologia, contenuto nella trama, e lo trasforma in un espediente per mettere in scena i meccanismi estetici del cinema. Il film diventa così metacinematografico e allo stesso tempo racconta la cura a cui sono soggetti i personaggi principali. In un mondo in cui i sogni spesso non coincidono con la realtà dei “normali”, la vendetta c’è, ma resta nell’immaginazione.


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