17th Florence Korea Film Fest - Festival dedicato al cinema coreano a Firenze

HAUNTED HOUSE PROJECT, THE

Titolo Coreano:
폐가
Pronuncia Originale:
Pye-ga
Titolo Italiano:
Progetto Casa Stregata
Regista:
Anno:
2010
Durata:
84 minuti
Cast:
Jun In-Kul, Yoon E-Na
Sceneggiatore:
Fotografia:
Musica:
Nazione:
Corea del Sud, Francia, Giappone, USA, Regno Unito
Formato:
Colore:
Colore, Bianco e Nero
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Lingua:
Inglese, Italiano, Coreano, Giapponese, Cinese, Mandarino, Francesce
Sottotitoli:
Italiano, Inglese, Tedesco, Francesce
Genere:
,
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Distribuzione Internazionale:
Edizione Festival:
Rassegna/Retrospettiva:
Sinossi

Esempio di mockumentary alla Blair witch Project, The haunted house project segue le vicende di una piccola troupe di cineamatori e “acchiappa fantasmi” alle prese con un mistero lungo 42 anni che ruota attorno ad una casa stregata. Nel corso degli anni 6 persone sono scomparse, 8 sono morte “accidentalmente” ed 11 sono state assassinate, comprese gli originari abitanti della casa. Il gruppetto decide quindi di passare una notte in quel luogo diroccato e decadente nella provincia Gyeonggi, con l’intenzione di filmare eventuali presenze paranormali, ma anche loro scompaiono uno ad uno, lasciando dietro di se’ solo un video…

Recensione Film

Se il 2010 è stato l’anno dei thriller, genere sposato sia da registi affermati che da registi esordienti, lo stesso non si può dire dell’horror. Molti dei lungometraggi prodotti negli ultimi tempi hanno ricalcato infatti pedissequamente gli stessi schemi narrativi della celebre serie giapponese Ringu, assegnando così a questo tipo di film il ruolo di cenerentola nella altrimenti prolifica e stimolante produzione cinematografica coreana. Lee Cheol-ha, al suo secondo film dopo la commedia romantica Love Me Not, sceglie perciò di confrontarsi con un’altra tipologia di horror che tanto successo ha raccolto anche presso il pubblico occidentale, quella del ‘mockumentary’, ibridandolo però con forme tradizionali di cinema (ad esempio con l’uso di una seppur minima colonna sonora). Il risultato non brilla certo per originalità e la succitata ibridazione mette a dura prova la sospensione dell’incredulità dello spettatore, ma The Deserted House si fa comunque preferire di gran lunga agli stanchi emuli di un genere ormai esaurito.