Titolo Coreano: 행복

Pronuncia Originale: Haeng-bok

Titolo Italiano:   Felicità

Regista: HUR JIN-HO
Anno:  2007
Cast: Kim Ki-cheon, Kong Hyo-jin, Lim Soo-jung, Park In-hwan, Ryu Seung-su, Sin Sin-ae, Yoo Seung-mok
Sceneggiatore: Hur Jin-ho, Lee Suk-yeon, Shin Joon-ho
Fotografia: Kim Hyung-koo
Luci: Jeong Young-min
Montaggio: Choi Jae-geun
Musica: Jo Seong-woo
Direttore Artistico: Yang Hong-sam
Costumi: Gwak Jeong-ae
Make Up: Kim Hyeon-jeong
Audio: Choi Tea-young
Effetti Speciali: Hong Jang-pyo

Nazione: Corea del Sud

Formato Film: Lungometraggio

Durata: 124 Minuti

Colore: Colore

Lingua: Coreano

Sottotitoli: Italiano, Inglese
Produzione: Gang Bong-rae, ZIP CINEMA
Distribuzione Internazionale: Showbox/Mediaplex Inc.

Sezione Festival: Hur Jin-ho Retrospettiva

Anno Festival: 2010

Sinossi:

Quando viene colpito da una grave malattia, Young-su decide di abbandonare il suo lavoro e la vita notturna di Seul, fatta di alcol, droghe e sesso facile. Si ritira in un sanatorio situato in campagna, dove incontra Eun-hee, una giovane donna, paziente come lui. I due ben presto si innamorano e decidono di lasciare la struttura per andare a vivere insieme in una piccola, ma accogliente fattoria. La salute di entrambi migliora e la vita sembra scorrere tranquilla, ma quando i vecchi amici ritrovano Young-su, l’uomo inizia a dubitare della sua nuova vita e sente sempre più forte il richiamo della città.


Recensione Film:

Happiness segna un decisivo cambio di passo nello stile di Hur Jin-ho. Rispetto ai tre film precedenti il regista coreano ricorre infatti a una serie di meccanismi di genere più riconoscibili. I due protagonisti non sono più personaggi comuni, ma due anime in cerca di una redenzione fisica e morale che, dopo aver attraversato un lungo periodo di cura, si ritrovano a iniziare una nuova vita. Se la terapia giusta è quella dell’accettazione dei propri limiti, l’amore riappare come uno strumento di continua messa in gioco del proprio io. La dicotomia tra città e campagna, tra vita sfrenata e vita frugale, tra il vizioso richiamo del tradimento e l’impegno della fedeltà diventa parte integrante della messinscena, così come è accentuato il pathos nelle scene-chiave, soprattutto nel finale. La rarefazione degli ambienti e la lentezza del racconto, che segnano nella prima parte il percorso di scoperta reciproca da parte dei personaggi, lasciano nella seconda il posto a un ritmo più narrativo e melodrammatico.


Trailer: