17th Florence Korea Film Fest - Festival dedicato al cinema coreano a Firenze

HAPPINESS

Titolo Coreano:
행복
Pronuncia Originale:
Haeng-bok
Titolo Italiano:
Felicità
Regista:
Anno:
2007
Durata:
124 Minuti
Cast:
Kim Ki-cheon, Kong Hyo-jin, Lim Soo-jung, Park In-hwan, Ryu Seung-su, Sin Sin-ae, Yoo Seung-mok
Fotografia:
Musica:
Nazione:
Corea del Sud, Francia, Giappone, USA, Regno Unito
Formato:
Colore:
Colore, Bianco e Nero
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Lingua:
Inglese, Italiano, Coreano, Giapponese, Cinese, Mandarino, Francesce
Sottotitoli:
Italiano, Inglese, Tedesco, Francesce
Genere:
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Distribuzione Internazionale:
Edizione Festival:
Rassegna/Retrospettiva:
Sinossi

Quando viene colpito da una grave malattia, Young-su decide di abbandonare il suo lavoro e la vita notturna di Seul, fatta di alcol, droghe e sesso facile. Si ritira in un sanatorio situato in campagna, dove incontra Eun-hee, una giovane donna, paziente come lui. I due ben presto si innamorano e decidono di lasciare la struttura per andare a vivere insieme in una piccola, ma accogliente fattoria. La salute di entrambi migliora e la vita sembra scorrere tranquilla, ma quando i vecchi amici ritrovano Young-su, l’uomo inizia a dubitare della sua nuova vita e sente sempre più forte il richiamo della città.

Recensione Film

Happiness segna un decisivo cambio di passo nello stile di Hur Jin-ho. Rispetto ai tre film precedenti il regista coreano ricorre infatti a una serie di meccanismi di genere più riconoscibili. I due protagonisti non sono più personaggi comuni, ma due anime in cerca di una redenzione fisica e morale che, dopo aver attraversato un lungo periodo di cura, si ritrovano a iniziare una nuova vita. Se la terapia giusta è quella dell’accettazione dei propri limiti, l’amore riappare come uno strumento di continua messa in gioco del proprio io. La dicotomia tra città e campagna, tra vita sfrenata e vita frugale, tra il vizioso richiamo del tradimento e l’impegno della fedeltà diventa parte integrante della messinscena, così come è accentuato il pathos nelle scene-chiave, soprattutto nel finale. La rarefazione degli ambienti e la lentezza del racconto, che segnano nella prima parte il percorso di scoperta reciproca da parte dei personaggi, lasciano nella seconda il posto a un ritmo più narrativo e melodrammatico.