17th Florence Korea Film Fest - Festival dedicato al cinema coreano a Firenze

HAHAHA

Titolo Coreano:
하하하
Pronuncia Originale:
Ha-ha-ha
Titolo Italiano:
Hahaha
Regista:
Anno:
2010
Durata:
115 minuti
Cast:
Key Joo-bong, Kim Kang-woo, Kim Young-ho, Moon So-ri, Yea Ji-won, Yoon Yeo-jeong, Yu Jun-sang
Sceneggiatore:
Fotografia:
Musica:
Nazione:
Corea del Sud, Francia, Giappone, USA, Regno Unito
Formato:
Colore:
Colore, Bianco e Nero
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Lingua:
Inglese, Italiano, Coreano, Giapponese, Cinese, Mandarino, Francesce
Sottotitoli:
Italiano, Inglese, Tedesco, Francesce
Genere:
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Distribuzione Internazionale:
Edizione Festival:
Rassegna/Retrospettiva:
Sinossi

Il regista Jo Moon-kyeong vuole lasciare Seoul per andare a vivere in Canada. Giorni prima della partenza incontra il suo amico Bang Joong-sik, un critico cinematografico, e con lui decide di concedersi qualche brindisi a base di makgeolli per aggiornarsi circa le proprie vite. Un drink tira l’altro, ed ognuno dei due racconta le proprie recenti vicende sentimentali e familiari, ma i due amici non sanno che queste si sono svolte per entrambi negli stessi giorni in un piccolo villaggio sul mare, Tongyeong, negli stessi luoghi, con le stesse persone, e che, in un valzer lieve e scanzonato, le oro storie si sono continuamente sfiorate

Recensione Film

HaHaHa è senza dubbio una creatura di Hong Sang-soo: scanzonato, ironico, difficile da riassumere nella sua manifesta semplicità, nella sua trama non trama, popolata da personaggi tipici del campionario della filmografia del cineasta coreano. Non accade apparentemente nulla in questo piccolo film: si gioca sugli equivoci, sulle coppie che scoppiano si scambiano e si riformano, sulle coincidenze, sullo scorrere a vuoto di tante esistenze, che si avvitano su se stesse senza andare realmente in nessun luogo, ne’ fisico, ne’ psicologico. Sono tutti in procinto di partire, lo dichiarano, eppure non si muovono, ne’, tantomeno, si affannano. Il tutto poi si svolge con una leggerezza tale da divenire in un attimo, e a tratti, elogio del paradossale,, habitat ideale di queste umanità atipiche che tentano, senza forse sforzarsi neanche troppo, di aderire ai canoni del vivere comune.