17th Florence Korea Film Fest - Festival dedicato al cinema coreano a Firenze

FESTIVAL

Titolo Coreano:
축제
Pronuncia Originale:
Chugje
Titolo Italiano:
Chugje
Regista:
Anno:
1996
Durata:
108 min.
Cast:
Ahn Sung Ki, An Byung-kyung, Han Eun-jin, Kim Kyung-ae, Lee Geum-ju, Lee Hae-ryong, Lee Oel, Lee Ye-min, Nam Jung-hee, Oh Jeong-hae, Park Seoung-tae
Sceneggiatore:
Fotografia:
Musica:
Nazione:
Corea del Sud, Francia, Giappone, USA, Regno Unito
Formato:
Colore:
Colore, Bianco e Nero
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Lingua:
Inglese, Italiano, Coreano, Giapponese, Cinese, Mandarino, Francesce
Sottotitoli:
Italiano, Inglese, Tedesco, Francesce
Genere:
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Distribuzione Internazionale:
Edizione Festival:
Rassegna/Retrospettiva:
Sinossi

Il popolare scrittore Lee Joon-sup riceve la notizia della morte della madre ultraottantenne. Si reca quindi al villaggio natale per ottemperare ai suoi doveri di figlio maggiore e celebrare il rituale funerario. La cerimonia riunisce la numerosa e dispersa famiglia di Joon-sup, che egli ha reso famosa attraverso i suoi libri autobiografici. Piccoli e grandi conflitti sopiti s’esacerbano sotto gli occhi di una reporter che s’è infiltrata tra i familiari. Una commedia drammatica che permette a Im di documentare minuziosamente i rituali del funerale tradizionale coreano.

Recensione Film

Festival è il raro caso nella produzione recente di Im Kwon-taek di una pellicola in cui i toni lievi della commedia prevalgono. Si tratta nondimeno di un’opera assai personale che Im ha dedicato alla madre per la quale non potè assolvere appieno ai suoi doveri di figlio nel celebrare il rituale funerario tradizionale. Quale migliore modo di farsi perdonare quindi per il cineasta se non di inscenare un’opera cinematografica incentrata sul rito del funerale coreano tradizionale? All’interno del progetto di preservazione della cultura coreana intrapreso da Im attraverso il suo cinema Festival è in tal senso un’opera esemplare, di grandissimo valore etnografico, giacché documenta con tanto di didascalie esplicative i vari passi del rito. Al contempo, l’omaggio alla figura materna e ai legami familiari si articola pure attraverso una struttura narrativa assai singolare: Im infatti affianca alla presentazione delle inevitabili frizioni e successive riappacificazioni comportate da qualsivoglia riunione familiare una parallela illustrazione di una delle opere dello scrittore Joon-sup. Si tratta di un adattamento all’insegna dell’artificio marcato, con fondali da studio e un’onnipresente voce off che racconta della relazione tra la nipotina Un-ji e la madre di Joon-sup: man mano che la bimba cresce, la nonna si fa più piccola e regredisce mentalmente; pian piano la vecchina dona la sua energia vitale, la sua statura, la sua saggezza alla bambina che cresce. L’opera letteraria inserita nell’opera cinematografica presenta una potente forma di ‘riparazione’ da parte di Joon-sup: in essa, infatti, il figlio accudisce alla madre che vive in casa con lui e la moglie, circostanza non corrispondente al reale. Anche in questo caso si ravvisa una messa in abisso dell’esperienza personale di Im, ulteriore tassello di un’opera forse tra le più sentite dell’autore.