17th Florence Korea Film Fest - Festival dedicato al cinema coreano a Firenze

FERRO 3

Titolo Coreano:
빈집
Pronuncia Originale:
Bin-jib
Titolo Italiano:
Ferro 3 / La Casa Vuota
Regista:
Anno:
2004
Durata:
90 min
Cast:
Sceneggiatore:
Fotografia:
Musica:
Nazione:
Corea del Sud, Francia, Giappone, USA, Regno Unito
Formato:
Colore:
Colore, Bianco e Nero
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Lingua:
Inglese, Italiano, Coreano, Giapponese, Cinese, Mandarino, Francesce
Sottotitoli:
Italiano, Inglese, Tedesco, Francesce
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Distribuzione Internazionale:
Edizione Festival:
Rassegna/Retrospettiva:
Sinossi

Ancora una volta Kim Ki-duk rafforza le tematiche insite nei suoi film precedenti. Acclamato per la sua capacità registica di fondere minimalismo e silenzi, dirige i “protagonisti con profili acuti come se fossero in posa per un ritratto”, confermando i tratti originali dei suoi precedenti lavori. Il film tocca il tema della presenza/assenza, appoggiandosi alla tradizionale credenza di tanti coreani negli spiriti. Nonostante violenza e passione siano sempre presenti (seppur attenuate rispetto alle sue precedenti pellicole) il pubblico si ritrova coinvolto più che mai nelle vicende dei due protagonisti.

Il protagonista (Jae Hee) è un “invasore di case” che, invece di rubare, viola la vita privata dei proprietari, usando la doccia, la lavatrici o i frigoriferi. In cambio lava i loro piatti sporchi e strofina i loro pavimenti. Come ricordo, poi, scatta delle foto di sè accanto ai ritratti dei proprietari e ad oggetti personali. È un uomo senza identità che vive la propria vita attraverso quelle altrui. La protagonista (Lee Seung-yeon) è una moglie soggiogata dal marito che vive in una delle case visitate. Mentre il protagonista gira per la casa, credendola deserta, Ki-duk permette alla moglie di osservalo silenziosamente. Il film prende una piega inaspettata quando i due diventano entrambi invasori di case ed amanti.

Il finale imprevisto costringe il pubblico a chiedersi se il rapporto fra invasore e invaso può essere paragonato con l’amore che a volte nasce fra violentatore e violentato. A giudicare dalla quantità di consensi ricevuta dalla pellicola, sembra che Ki-Duk abbia premuto sul nervo scoperto delle assurdità diffuse nella società contemporanea e dei conflitti che ci ritroviamo a vivere proprio con le persone a cui siamo i più legati.