Titolo Coreano: 창 (노는계집 창)

Pronuncia Originale: Chang

Titolo Italiano:   Prostituta

Regista: IM KWON-TAEK
Anno:  1997
Cast: An Byung-kyung, Bae Tae-il, Bang Eun-mi, Choi Dong-joon, Han Jung-hyun, Kim Dong-soo, Kim Sung-ryong, Lee Hae-ryong, Oh Jee-hye, Park Sang-myeon, Shin Eun-kyung
Sceneggiatore: Im Kwon-taek, Kim Dai-seung
Produttore: Lee Tae-won
Fotografia: Chun Jo-myuong
Luci: Lee Min-bu
Montaggio: Park Soon-duk
Musica: Kim Soo-chul
Direttore Artistico: Kim Yu-jun
Costumi: Gwon Yu-jin
Make Up: Hong Dong-eun, Jeong Hyeon-jeong, Lee Ju-yeong
Audio: Lee Seong-geun, So Won-jong, Yang Dae-ho

Nazione: Corea del Sud

Formato Film: Lungometraggio

Durata: 105 min.

Colore: Colore

Lingua: Coreano

Sottotitoli: Italiano, Inglese
Genere: Drammatico, Sociologico

Formato: 35mm
Produzione: Taeheung Pictures
Distribuzione Internazionale: Taeheung Pictures

Sezione Festival: Im Kwon-taek Retrospettiva

Anno Festival: 2007

Sinossi:

Tra le opere recenti di Im Kwon-taek Chang, altresì noto con il titolo inglese Downfall, è sicuramente quella che ha goduto di minore esposizione internazionale e minori favori critici. Eppure si tratta di un film che rientra perfettamente in quel filone interno all’opera di Im che elegge il femminile e il corpo della donna a metafora della nazione coreana. Ha forse disturbato più del dovuto che la donna in questione fosse una prostituta?… e perdippiù una prostituta che, dopo l’ovvio shock dell’iniziale costrizione al sesso, scopre di prendere gusto nell’esercizio del meretricio? Peccato, perché Chang è un dramma lineare, meglio congegnato a livello narrativo d’altre pellicole di Im, e che proprio grazie alla solidità strutturale riesce ad acquisire progressivamente una qualità romanzesca. Si potrebbe pensare in effetti ad un romanzo di formazione e crescita mancata, o meglio negata, giacché la protagonista rimane intrappolata nel commercio della propria carne fino all’ultimo, nonostante i tentativi propri o altrui d’emanciparsi. Il fatto che la sua epopea da una casa di tolleranza all’altra si srotoli lungo gli anni delle dittature di Park e di Chun, sino poi agli anni Novanta, provvede a creare l’inequivocabile nesso tra un’oppressione individuale senza scampo e un più ampio quadro repressivo a livello sociale. L’incapacità (deliberata?) di Min-sook/Woo-ree tanto di ritrovare la casa d’infanzia quanto di riconoscere e premiare gli sforzi del suo eterno innamorato chiamano però in causa, a rigor di metafora, anche le responsabilità, in termini di rimozione e diniego, di chi l’oppressione l’ha subita o la subisce. E l’immagine finale sembra dirci infatti che, al di là delle apparenze, nel presente non molto è mutato…


Recensione Film:

La vita di una prostituta dalla fine degli anni Settanta alla metà dei Novanta. Orfana che lavorava in una conceria, Kim Min-sook è una diciassettenne che viene adescata credendo d’iniziare un lavoro come barista, ma finisce invece venduta ad una casa di tolleranza del quartiere a luci rosse di Seoul. Sotto il nome d’arte di Bang Woo-ree, la giovane è iniziata alla professione che non riuscirà mai ad abbandonare, come l’immagine della casa d’infanzia sotto un albero e come l’uomo innamorato che negli anni non si stancherà mai di seguirla nella sua odissea.