Titolo Coreano: 악어

Pronuncia Originale: Ag-eo

Titolo Italiano:   Il Coccodrillo

Regista: KIM KI-DUK
Anno:  1996

Formato Film: Lungometraggio

Durata: 100 min

Colore: Colore

Lingua: Coreano

Sottotitoli: Italiano, Inglese

Formato: 35mm
Distribuzione Internazionale: Kofic - Korean Film Council

Anno Festival: 2005

Sinossi:

Crocodile vive aspettando sotto un ponte sul fiume Han i suicidi per sottrarre ai cadaveri i loro averi. Ma un giorno Crocodile salva una aspirante suicida e la obbliga a stare con lui, violentandola e abusando di lei. Quando lei cerca nuovamente di gettarsi nel fiume, anche Crocodile tenta il suicidio…


Recensione Film: Primo lungometraggio di Kim Ki-duk, Crocodile è per il suo autore la conclusione di un periplo europeo che parte da Parigi. Caschetto incollato sulla testa e gestualità goffa da timido, Kim Ki-duk è quanto di più lontano si possa immaginare dall’immagine del “cattivo ragazzo” che gli viene affibiata. Dall’eloqio sopedito, attraverso il dettaglio descrive i suoi viaggi e il tempo trsascorso a Palavas-les-Flots a dipingere. Kim Ki-duk afferma di non aver visto molti film e di aver esordito con Crocodile ignorando le regole fondamentali del linguaggio cinematografico. Alla visione del film, questa affermazione non può non stupire, tanto le forme di quel romanticismo della marginalità che dispiega fanno esplicito riferimento a un certo cinema “post-”, da Jean-Jacques Beinex a Carax. Luce bluastra ed elegia del cadente compongono fin da questo momento un universo dall’estetismo un poco desueto. Allo stesso modo la situazione iniziale si rivela indebolita da un carattere allegorico un po’ maldestro, riunendo tre generazioni di uomini sulla banchina del fiume per meglio modificarle attraverso l’introduzione di un personaggio femminile. Questo partito preso allegorico raggiungerà il suo apice in The Isle, film-poema nel quale il minimalismo della scenggiatura datrà maggiore legittimità ai simboli. Crocodile dunque di dà conto delle evoluzioni di un branco maschile, dominato dalla forza di Crocodile passando per la costituzione di una para-famiglia per arrivare alla dissoluzione finale. Pittore di formazione, Kim Ki-duk conosce fin troppo bene le sirene della sistematizzazione per non aderirvi: e Crocodile si fa ricordare soprattutto per la brutalità fantasmatica del suo personaggio principale. Comme en de ça di un romanticismo del fallimento, Crocodile è animato solo dal suo imperioso desiderio vitale. Nato come un odio contro tutti, il desiderio che anima Crocodile si incanala nell’amore per una bella uscita dai flutti. Un repentino mutamento che il film non si occupa di spiegare, e a buon diritto: questo amore e la promessa di un futuro che esso porta con se scivola ben presto nella vendetta compiuta in suo nome. Tutto è questione di sofferenza e di violenza qui, e il dono di se deve inevitabilmente passare dalla riconduzione di una collera egoista e primordiale. Ma non è la fugace illusione di un surrogato di famiglia che motiva questo anti-eroe, ma l’impossibilità in cui si trova di elaborare un progetto che includa una persona che non sia lui stesso. Allo stesso modo l’illusione amorosa cede all’ultimo momento davanti alla potenza dell’istinto di sopravvivenza: e Kim Ki-duk ci offre una delle sequenze più sconvolgenti di questo festival (L’Etrange Festival, n.d.t.) per sostenere una volta in più che la vita e le sue battaglie sono, una volta per tutte, sovrane e individuali.

Relatore: Yves Gaillard