BRING ME HOME

Titolo Coreano:

나를 찾아줘

Pronuncia Originale:

Na-reul Cha-ja-jwoe

Titolo Italiano:

Portami a casa

Regista:

Anno:

2019

Durata:

108

Nazione:

Corea del Sud

Formato:

DCP

Tipologia:

Colore:

Colore

Lingua:

Coreano

Sottotitoli:

Italiano, Inglese

Genere:

Produzione:

Distribuzione Internazionale:

Sceneggiatori:

Musiche:

Direttore alla Fotografia:

Edizione Festival:

Sezione Festival:

Sinossi:

Jung-yeon è una mamma il cui figlio, un bambino con un ritardo mentale, è scomparso da ormai molti anni. Lei e suo marito non hanno mai smesso di cercarlo, collaborando attivamente con associazioni di genitori nella loro stessa situazione. Quando ormai sembrano non esserci più speranze Jung-yeon riceve una chiamata che la avverte che il suo bambino potrebbe essere vivo e tenuto prigioniero in un villaggio di pescatori da gente senza scrupoli.

Recensione Film:

Un grande ritorno quello di Lee Young-ae, indimenticabile interprete di “Sympathy for Lady Vengeance” di Park Chan-wook (2005), dopo 14 anni di assenza dal grande schermo. Il ruolo è nuovamente quello di una madre, stavolta più matura e inserita in un contesto crudele come quello di “Lady Vendetta”, ma drammaticamente più verosimile. Un film potente, scritto e diretto da un autore esordiente, che celebra sì il coraggio e la determinazione di una donna, ma che mette anche in luce una zona d’ombra, ovvero quel tempo sospeso che si trova ad affrontare una famiglia quando un figlio viene dichiarato scomparso. Si è ancora genitori (forse più che mai) e, come Jung-yeon e suo marito, ci si tiene occupati continuando a vivere con la fede incrollabile che qualcosa accadrà. L’approccio autoriale di Kim Seung-woo è essenziale e rigoroso nel raccontare gli abissi della crudeltà umana, mentre la fotografia del veterano Lee Mo-gae (“I Saw the Devil”, “A Tale of Two Sisters”) rende il villaggio di pescatori in cui Jung-yeon si reca per cercare il suo bambino, un sinistro luogo di frontiera dall’atmosfera quasi da film western.