Titolo Coreano: 비스티 보이즈

Pronuncia Originale: Bi-seu-ti Bo-i-jeu

Titolo Italiano:   Giovani Bestie

Regista: YOON JONG-BIN
Cast: Bae Jin-a, Kwon Se-in, Lee Seung-min, Ma Dong-seok, Yoo Ha-joon, Yoon Jin-seo, Yoon Kye-sang, Yun A-jeong
Sceneggiatore: Yoon Jong-bin
Assistente al Direttore: Lee Il-hyeong
Fotografia: Go Nak-seon
Montaggio: Kim U-il
Musica: Kim Hong-jib
Direttore Artistico: Seo Myeong-hye
Materiale di scena: Kim Min-su
Costumi: Kim Seong-il
Make Up: Gwon Su-gyeong
Audio: Kim Bong-soo
Effetti Speciali: Finecut Co. Ltd.
Arti Marziali: Kim Sin-ung

Nazione: Corea del Sud

Formato Film: Lungometraggio

Durata: 123 min

Colore: Colore

Lingua: Coreano

Sottotitoli: Italiano, Inglese
Genere: Drammatico, Sociologico

Formato: 35mm
Produzione: Wire to Wire Film

Sezione Festival: Orizzonti Coreani

Anno Festival: 2009

Sinossi:

Uno spaccato crudo e impietoso su una realtà poco nota. The Moonlight in Seoul racconta vita professionale e privata di alcuni bar boys, ragazzi che si vendono in locali notturni a donne giovani e mature, per un drink, una canzone e forse di più. Come il giovane Seung-woo che imbastisce una relazione con la ‘collega’ Ji-won, per soccombere poi ai sospetti e alla gelosia verso i clienti di lei. O come il più scafato Jae-hyun che, stretto dai debiti, si divide tra due donne, egualmente vittime dei suoi inganni e menzogne.


Recensione Film:

Yoon Jong-bin s’era fatto conoscere quattro anni fa con il suo lungometraggio d’esordio, The Unforgiven. Presentato in concorso al Festival di Pusan, e in seguito invitato nella sezione Un Certain regard del Festival di Cannes, il film aveva suscitato grande interesse giacché si trattava del primo dettagliato resoconto delle violenze fisiche e psicologiche che caratterizzano la lunga leva cui sono chiamati tutti i giovani maschi coreani (24 mesi). The Unforgiven aveva creato interesse non solo per il tema coraggioso, ma anche per uno stile singolare, secco e spoglio, quasi documentario. Questa maniera impassibile di guardare alla routine di un mondo tutto al maschile si ritrova in Beastie Boys. Proseguendo un coerente discorso di disamina e demistificazione dell’identità maschile coreana, Yoon si concentra su una professione e un ambiente che dovrebbero rappresentare un’esaltazione della mascolinità, ma che egli invece, attraverso le storie dei suoi protagonisti, ridefinisce programmaticamente come una mera facciata dietro cui si nascondono frustrazioni, disillusioni e fallimenti. Gl’intrattenitori o accompagnatori, o forse ancor meglio e più semplicemente gigolo, di Beastie Boys, vendendo la propria bellezza e prestanza, rappresentano a prima vista l’incarnazione di un maschile autocompiaciuto; man mano che la narrazione procede, Yoon ne mette a nudo, però, la vera natura: insicura, infantile, inaffidabile. Nel finale, lo scacco di Seung-woo e Jae-hyun conduce inevitabilmente alla distruzione e alla fuga; Yoon registra, senza facili moralismi..