Titolo Coreano: 플란다스의 개

Pronuncia Originale: Flan-ders-ui Gae

Titolo Italiano:   Cane che Abbaia non Morde

Regista: BONG JOON-HO
Anno:  2000
Cast: Bae Doo-na, Byun Hee-bong, Im Sang-soo, Kim Ho-jung, Kim Jin-goo, Kim Roi-ha, Seong Jeong-seon
Sceneggiatore: Bong Joon-ho, Son Tae-ung
Fotografia: Cho Yong-gyu
Luci: Park Jong-hwan
Montaggio: Lee Eun-su
Musica: Jo Seong-woo
Direttore Artistico: Lee Yeong
Costumi: Choe Yun-jeong
Make Up: Lee Gyeong-ja
Audio: Oh Won-chol
Effetti Speciali: Jung Do-an

Nazione: Corea del Sud

Formato Film: Lungometraggio

Durata: 108 minuti

Colore: Colore

Lingua: Coreano

Sottotitoli: Italiano, Inglese
Genere: Commedia, Drammatico

Formato: 35mm
Produzione: Tcha Sung-jai, Uno Film co.
Distribuzione Internazionale: CJ Entertainment Inc.

Sezione Festival: Bong Joon-ho Retrospettiva

Anno Festival: 2011

Sinossi:

Yoon-ju è un ricercatore universitario che vive con la moglie in un piccolo appartamento di periferia. Benché la coppia sia in attesa del primo figlio, Yoon-ju è frustrato dal fatto di non essere ancora riuscito a farsi assegnare una cattedra. Ben presto si convince che la causa principale del suo malessere sia il continuo abbaiare dei cani appartenenti ai suoi vicini e per questo decide di iniziare a eliminarli. Dopo averne brutalmente ammazzati due, viene però casualmente scoperto da una ragazza, che tenta di acciuffarlo senza però riuscirci. La situazione sembra precipitare quando la moglie di Yoon-ju decide a sua volta di prendere un cane, mentre la ragazza continua a cercarlo…


Recensione Film:

Il primo lungometraggio di Bong Joon-ho è sicuramente uno degli esordi più originali del cinema coreano del nuovo millennio. Partendo dalla vicenda individuale di un uomo in prenda alla frustrazione e alla nevrosi, Bong dipinge con ironia e sarcasmo l’alienante microcosmo di un piccolissima borghesia cittadina preda dell’insoddisfazione e della povertà. E’ proprio tra gli anonimi palazzi di questa periferia dell’anima che si annidano i sentimenti mostruosi che facilmente sfociano nella violenza sulla natura e nell’ipocrisia dei rapporti umani. Grazie a una sceneggiatura molto dinamica e non rinunciando affatto a un realismo della messinscena frutto di scelte registiche coraggiose (l’uso insistito dello zoom per isolare il nucleo drammatico di una scena, la macchina a mano e l’accelerazione nelle sequenze degli inseguimenti, la profondità di campo degli ambienti), il regista accompagna i suoi personaggi in un percorso di svelamento doloroso, ma necessario. Perché la solitudine si combatte solo con verità.


Trailer: