17th Florence Korea Film Fest - Festival dedicato al cinema coreano a Firenze

BARKING DOGS NEVER BITE

Titolo Coreano:
플란다스의 개
Pronuncia Originale:
Flan-ders-ui Gae
Titolo Italiano:
Cane che Abbaia non Morde
Regista:
Anno:
2000
Durata:
108 minuti
Cast:
Bae Doo-na, Byun Hee-bong, Im Sang-soo, Kim Ho-jung, Kim Jin-goo, Kim Roi-ha, Seong Jeong-seon
Sceneggiatore:
,
Fotografia:
Musica:
Nazione:
Corea del Sud, Francia, Giappone, USA, Regno Unito
Formato:
Colore:
Colore, Bianco e Nero
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Lingua:
Inglese, Italiano, Coreano, Giapponese, Cinese, Mandarino, Francesce
Sottotitoli:
Italiano, Inglese, Tedesco, Francesce
Genere:
,
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Distribuzione Internazionale:
Edizione Festival:
Rassegna/Retrospettiva:
Sinossi

Yoon-ju è un ricercatore universitario che vive con la moglie in un piccolo appartamento di periferia. Benché la coppia sia in attesa del primo figlio, Yoon-ju è frustrato dal fatto di non essere ancora riuscito a farsi assegnare una cattedra. Ben presto si convince che la causa principale del suo malessere sia il continuo abbaiare dei cani appartenenti ai suoi vicini e per questo decide di iniziare a eliminarli. Dopo averne brutalmente ammazzati due, viene però casualmente scoperto da una ragazza, che tenta di acciuffarlo senza però riuscirci. La situazione sembra precipitare quando la moglie di Yoon-ju decide a sua volta di prendere un cane, mentre la ragazza continua a cercarlo...

Recensione Film

Il primo lungometraggio di Bong Joon-ho è sicuramente uno degli esordi più originali del cinema coreano del nuovo millennio. Partendo dalla vicenda individuale di un uomo in prenda alla frustrazione e alla nevrosi, Bong dipinge con ironia e sarcasmo l'alienante microcosmo di un piccolissima borghesia cittadina preda dell'insoddisfazione e della povertà. E' proprio tra gli anonimi palazzi di questa periferia dell'anima che si annidano i sentimenti mostruosi che facilmente sfociano nella violenza sulla natura e nell'ipocrisia dei rapporti umani. Grazie a una sceneggiatura molto dinamica e non rinunciando affatto a un realismo della messinscena frutto di scelte registiche coraggiose (l'uso insistito dello zoom per isolare il nucleo drammatico di una scena, la macchina a mano e l'accelerazione nelle sequenze degli inseguimenti, la profondità di campo degli ambienti), il regista accompagna i suoi personaggi in un percorso di svelamento doloroso, ma necessario. Perché la solitudine si combatte solo con verità.