17th Florence Korea Film Fest - Festival dedicato al cinema coreano a Firenze

BANDHOBI

Titolo Coreano:
반두비
Pronuncia Originale:
Ban-doo-bee
Titolo Italiano:
Caro Amico
Regista:
Anno:
2009
Durata:
107 minuti
Cast:
Kim Jae-rok, Kwon Heok-pung, Park Hyeok-gwon, Park Yeong
Sceneggiatore:
Fotografia:
Musica:
Nazione:
Corea del Sud, Francia, Giappone, USA, Regno Unito
Formato:
Colore:
Colore, Bianco e Nero
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Lingua:
Inglese, Italiano, Coreano, Giapponese, Cinese, Mandarino, Francesce
Sottotitoli:
Italiano, Inglese, Tedesco, Francesce
Genere:
Formato:
35mm, HD, DCP, Beta, 16mm, 2D, MOV
Distribuzione Internazionale:
Edizione Festival:
Rassegna/Retrospettiva:
Sinossi

Min-suh e Karim si incontrano su un autobus. Lei, diciassettenne coreana, vive controvoglia assieme alla madre e al suo giovane amante disoccupato. Lui, ragazzo del Bangladesh, è alle prese con un ex datore di lavoro che rifiuta di pagargli lo stipendio. Il furto improvvisato di un portafoglio li porta ad approfondire la conoscenza delle rispettive vite, dei problemi da risolvere e dei desideri da conseguire. Il reciproco sostegno permetterà loro di scoprire l’importanza di un amico, “bandhobi”, appunto.

Recensione Film

Bandhobi è, innanzitutto, la storia di un viaggio. Il percorso eccezionale di un’adolescente coreana e di un giovane immigrato del Bangladesh i quali, dopo un primo tribolante incontro, si avvicinano passo dopo passo, attraverso il cibo, le usanze, la religione, per finire con lo scoprirsi intimamente legati e reciprocamente necessari. Dal punto di vista fisico, i protagonisti sembrano restare immobili, distrattamente incagliati in un deludente limbo di routine: i loro spostamenti non vanno mai a frutto, le speranze di fuga e di evasione crollano inesorabilmente, sabotate dall’inconsapevole violenza del reale. Tuttavia, entrambi intraprendono un cammino irreversibile alla scoperta l’uno dell’altra, alimentati dall’entusiasmo che deriva dal rompere gli schemi per aprirsi alla vita. Con uno sguardo sincero sulla solitudine individuale, Shin Dong-il racconta la profonda integrazione di due esistenze ai margini, così distanti eppure così simili, ma, soprattutto, l’autentico desiderio di condivisione di due anime determinate ad amare.