Titolo Coreano: 아제아제 바라아제

Pronuncia Originale: Aje Aje Bara Aje

Titolo Italiano:   Aje Aje Bara Aje

Regista: IM KWON-TAEK
Anno:  1989
Cast: An Byung-kyung, Chon Moo-song, Jin Yeong-mi, Kang Soo-yeon, Kim Se-jun, Yoon In-Ja, Yoon Yang-ha, Yu In-chon
Soggetto Originale: Han Seung-Won
Sceneggiatore: Han Seung-Won, Lee Tae-won
Assistente al Direttore: Kim Young-bin
Fotografia: Koo Joong-mo
Luci: Cha Jung-nam
Montaggio: Park Soon-duk
Musica: Kim Jung-gil
Direttore Artistico: Do Yong-u
Audio: Kim Byeong-su

Nazione: Corea del Sud

Formato Film: Lungometraggio

Durata: 134 min.

Colore: Colore

Lingua: Coreano

Sottotitoli: Italiano, Inglese
Genere: Drammatico, Religioso, Sociologico

Formato: 35mm
Produzione: Ltd., Tae Heung Films Co.
Distribuzione Internazionale: Ltd., Tae Heung Films Co.

Sezione Festival: Im Kwon-taek Retrospettiva

Anno Festival: 2007

Sinossi:

I destini di due monache permettono a Im Kwon-taek di articolare una riflessione sulla dottrina buddista che s’allarga a considerazioni sulla storia politica recente e sulla società coreane. La giovane Sun-nyong entra in una congrega di monache per sfuggire alle amarezze della vita, in particolare alle ingiuste accuse di aver intrattenuto una relazione con un professore politicamente impegnato. Quando Sun-nyong salva un reietto dal suicidio, questi comincia a perseguitarla. Jin-song è invece un’intransigente dottrinaria che viene inviata a studiare all’università; lì cerca d’estraniarsi dal clima di sollevazione contro il regime autoritario.


Recensione Film:

Secondo grande film buddhista di Im Kwon-taek, Come, Come, Come Upward è ben più di una versione al femminile di Mandala. Nel 1989, infatti, Im si può permettere d’intrecciare i quesiti dottrinali con l’attualità storica del paese, componendo un’opera che attraverso la lente del buddismo riflette sul rapporto tra individuo e società, senza proporre risposte ovvie, ma non esimendosi dall’esprimere una non celata preferenza. I percorsi paralleli di Sun-nyong e Jin-song si vogliono infatti come possibili strade attraverso l’esistenza di ciascuno, indipendentemente dalla ricerca dell’illuminazione o della risposta ai quesiti esistenziali. Le dure prove cui le protagoniste sono sottoposte paiono smentire la legittimità del loro agire e delle loro scelte; eppure, alla fine, entrambe vengono graziate del possibile raggiungimento di una risposta. Im parteggia per Sun-nyeong, non v’è dubbio: il suo volersi implicare nella vita, il suo vivere nel mondo e sacrificarsi anche fisicamente è la Via che l’autore pare sostenere con più convinzione. Del resto è il suo personaggio che costeggia ed entra nel doloroso scenario politico-storico del paese: il professore con cui è accusata d’aver vissuto un’illecita tresca ha perso la moglie incinta durante la sollevazione di Kwangju, mentre l’uomo che salva dal suicidio è un figlio di partigiani comunisti che nonostante l’educazione universitaria è stato sempre rifiutato dalla società e costretto ad una vita d’espedienti. La lodevole interpretazione di Kang Soo-yeon (già protagonista per Im di The Surrogate Mother) le valse il San Giorgio di Bronzo come meglio attrice al Festival di Mosca nel 1989.