17th Florence Korea Film Fest - Festival dedicato al cinema coreano a Firenze
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HA JUNG-WOO

Nome in coreano: 하정우

Pronuncia del nome: Ha Jeong-u

Data di nascita: 11/03/1978

Sesso: Uomo

Biografia

Ha Jung-woo nasce col nome di Kim Seong-hun l’11 marzo 1978. Suo padre Kim Yong-geon è anche egli un attore molto conosciuto. Inizia a calcare le tavole del palcoscenico mentre frequenta l’università, periodo in cui comincia a dedicarsi anche alla pittura, prima di affrontare il servizio militare nel 1998.
Debutta al cinema nel 2003 nel film “Madeleine” per prendere successivamente parte a diversi film in ruoli secondari fino al 2005 in cui è protagonista di “The Unforgiven” di Yoon Jong-bin a cui seguono “Time” (2006) e “Breath” (2007) entrambi diretti da Kim Ki-duk e il film indipendente “Never Forever” al fianco di Vera Farmiga.
Nel 2008 ha un ruolo di primo piano nel thriller “The Chaser” di Na Hong-jin che lo pone all’attenzione di un pubblico sempre più vasto anche al di fuori dei confini nazionali. Nello stesso anno esce anche “My Dear Enemy” dramma romantico con Jeon Do-yeon. Il 2009 lo vede protagonista di “Take Off” di Kim Yong-hwa che diviene il film più visto dell’anno in Corea del Sud.
Na Hong-Jin lo dirige nuovamente nel thriller “The Yellow Sea” che gli fa ottenere diversi riconoscimenti come miglior attore.
“Nameless Gangster: Rules of The Time” (2012) segna la sua seconda collaborazione con il regista Yoon Jong-bin e la prima apparizione al fianco del celebre attore Choi Min-sik. L’anno successivo interpreta il ruolo di una spia nordcoreana in “The Berlin File” di Ryoo Seung-wan che gli vale il premio come miglior attore ai 49esimi BaekSang Arts Awards, e sempre il 2013 lo vede passare per la prima volta dietro la macchina da presa a dirigere la commedia “Fasten Your Seatbelt”. Ripeterà l’esperienza scrivendo, dirigendo e interpretando “Chronicle of a Blood Merchant”. Nel frattempo prende parte a due film corali di grande successo come “Kundo Age of the Rampant” (2014) e “Assassination” (2015).
Il 2016 è l’anno di due importanti collaborazioni, quella con Kim Seung-hoon per “Tunnel” e con Park Chan-wook per “The Handmaiden” presentato in concorso al Festival di Cannes.
“Along With the Gods: The Two Worlds” di Kim Yong-hwa e “1987: When The Day Comes” di Jang Joon-hwan sono le due pellicole a cui ha preso parte nel 2017 mentre per il 2018 è prevista l’uscita di “PMC” diretto da Kim Byung-woo.

Presentazione Critica

Quale segreto si nasconde dietro alla sorprendente capacità di immedesimazione di un interprete come Ha Jung-woo? Una carriera la sua che ha letteralmente trasceso il concetto stesso di versatilità affrontando con una energia incredibile una vastissima quantità di caratteri in relativamente pochi anni.
Un ragazzo affascinante, un uomo confuso, un amante appassionato, un serial killer, una spia, un truffatore, un padre addolorato e più recentemente una guida spirituale ultraterrena. Sono solo alcuni dei ruoli che ha interpretato riuscendo nell’impresa, in appena venti anni, di attraversare la storia più recente del cinema sudcoreano passando con agilità dal cinema indipendente a quello per famiglie, da quello d’autore fino al blockbuster.
Nessuna caratteristica ricorrente per la scelta dei ruoli nella sua cinematografia, ma la ferrea volontà di sperimentare tutto, donandosi completamente ad un ruolo senza mai scomparire in esso.
È il carisma sicuramente a fare da basso continuo nel fil rouge che unisce tutto il suo lavoro, l’autoironia, una spiccata intelligenza e un autentico amore per l’arte in tutte le sue forme (oltre che attore Ha Jung-woo è regista, sceneggiatore e anche pittore).
C’è in lui una sorprendente abilità di gestire le possibilità del corpo, di trovare quel dettaglio nella postura, nell’atteggiamento o anche solo nel modo di indossare un vestito o muovere impercettibilmente i muscoli facciali, capace di definire la peculiarità di un carattere. È qualcosa di molto sottile ma evidente in un profondo conoscitore della propria arte, in cui può essere venuta in aiuto l’abilità come pittore.
Basti pensare all’espressione sempre lievemente crucciata e alle spalle appena curve che caratterizzano l’atteggiamento del protagonista di “Time” (2006) di Kim Ki-duk, in grado di caratterizzare alla perfezione l’insicurezza e il senso di inadeguatezza del personaggio.
Ji Young-min, lo psicopatico omicida di “The Chaser” di Na Hong-jin , è invece per certi aspetti un bambino cresciuto che incrocia le braccia dietro la schiena mentre cammina o si porta il pollice alla bocca. Una voluta incertezza che lo accompagna anche in una delle scene più brutali in cui tenta di fracassare il cranio a una vittima ferendo invece se stesso.
Se il protagonista di “My dear enemy” di Lee Yoon-ki riesce a nascondere la propria fragilità esistenziale con una finta sicurezza, la parlantina vivace e un modo di camminare deciso, quello di “The Terror Live” diretto da Kim Byung-woo, dopo una manifesta iniziale arroganza non riesce più a dissimulare le proprie emozioni esternandole prevalentemente col volto, dal momento che si trova costretto a una scrivania (che Ha Jung-woo sfrutta abilmente come punto di appoggio e opposizione) per quasi l’intera durata del film.
Un’impeccabile eleganza quella ostentata dal falso conte di “The Handmaiden”, prima collaborazione dell’attore con il regista Park Chan-wook, che riesce a rimanere intatta fino al momento della terribile resa dei conti finale e che conosce un solo cedimento durante un litigio con la sua complice in cui, attaccandola concitatamente per la scarsa collaborazione, le prende la mano per portarsela sul cavallo dei pantaloni.
Nessuna simulazione invece per il personaggio interpretato in “Chronicle of a Blood Merchant” (pellicola di cui Ha Jung-woo firma anche la regia): un uomo semplice e incapace di nascondere qualsiasi sentimento, ma che dà dimostrazione di una potentissima caratterizzazione del dolore fisico ed emozionale nelle concitate sequenze finali in cui il protagonista si muove a fatica, col respiro spezzato e gli occhi socchiusi.
La saggezza è la caratteristica più spiccata di Gang Rim in “Along With the Gods: The Two Worlds”. In qualità di guida spirituale e tramite tra il mondo terreno e l’aldilà, manifesta tutta la sua autorevolezza soprattutto con la postura, talmente sicura da sembrare quasi distaccata, come d’altronde si addice a una creatura ultraterrena.
C’è un divertente aneddoto a proposito dell’abilità interpretativa di Ha Jung-woo nel caratterizzare i suoi personaggi attraverso la gestualità: circolano infatti in rete numerose immagini che vedono l’attore impegnato a mangiare durante diverse scene (è facile coglierne un chiaro omaggio nelle sequenze iniziali di “Along With the Gods: The Two Worlds”) . Il fenomeno è identificato col termine “Eating broadcast” e a colpire gli spettatori è la capacità di mostrare sullo schermo l’autentico piacere dato dalla rappresentazione dell’atto di mangiare un particolare cibo traendone il maggior gusto possibile.
Per rispondere alla domanda con cui abbiamo aperto, il segreto di Ha Jung-woo è, come egli ha più volte ammesso, la curiosità e la capacità di osservazione verso il mondo che lo circonda; il saper assimilare quante più informazioni possibili utili a costruire, a partire dalla percezione fisica della realtà appunto, un personaggio non dentro cui sparire, ma attraverso cui far brillare la propria unica personalità.
Dopo aver interpretato quasi 40 film ed essersi cimentato con successo nella regia con “Fasten Your Seatbelt” (2013), in cui ha dimostrato una grande sicurezza nel realizzare il genere comico senza però figurare come attore e nell’ambizioso affresco storico “Chronicle of a Blood Merchant” di cui è anche protagonista (2015), Ha Jung-woo ha ancora un sogno: quello di interpretare il ruolo di Amleto.