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PREVENDITA BIGLIETTO - La bellezza della danza coreana

Marzo 2017
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Minhwa - Suh Gong-im

Minhwa, I dipinti che aprono il nuovo anno

Mostra individuale dell’artista Suh Gong-im

Palazzo Bastogi
Firenze, 23-31 Marzo

Inaugurazione
23 Marzo, ore 18.00

Minhwa

Lo scorso 28 gennaio, secondo il calendario lunare abbiamo lasciato alle nostre spalle l’anno 2016 della Scimmia,  e siamo entrati nell’anno del Gallo, animale che con il suo canto caccia il buio e accoglie il nuovo sole che sorge. Da questo, il titolo della mostra: Minhwa, i dipinti che aprono il nuovo anno. La mostra è composta da 35 dipinti folcloristici coreani MINWHA, che raffigurano vari elementi e animali della vita quotidiana, con particolare attenzione al Gallo.

Descrizione dei MINHWA

I dipinti Minwha rappresentano una rivoluzione culturale risalente al XVII secolo nella dinastia di Joseon, periodo che vede accrescere lo scontento da parte delle nuove classi emergenti verso la vecchia aristocrazia, detentrice del potere. Tali circostanze suscitano negli artisti, un desiderio di distacco dalla cultura cinese, dalle numerose regole applicate nei dipinti aristocratici, dalle tradizioni superflue che fino ad allora avevano dominato l’arte, e una forte predisposizione alla ricerca di nuovi valori.  La natura rivoluzionaria dei dipinti Minwha spesso porta gli artisti a realizzare molte opere anonime, con l’intento di diffondere maggiormente la libertà di espressione e contribuire a una vera e propria lotta culturale contro l’aristocrazia. Minwha rimangono dipinti ancora oggi amati dal pubblico coreano, molto attuali e in continua evoluzione, come ama definire Suh Gong Im: il fatto che esso (Minhwa) sia il racconto di come noi viviamo il presente, ciò non lo rende relegato al passato. Respira assieme a noi, ci accompagna nella gioia e nel dolore, esso è perciò un arte che si evolve, cambiando e migliorando incessantemente.”

Artista
L’artista Suh Gong Im, nata in un piccolo paesino della Corea chiamato Gimje in una famiglia di  coltivatori di peschi, proprio grazie alle sue origini sviluppa una capacità di immaginazione che fa riferimento ai fiori di pesco che vide da piccolo. L’artista riesce a trasmettere, tramite elementi semplici e molto conosciuti, emozioni totalmente nuove e con una notevole capacità nell’utilizzo dei colori racconta con un linguaggio semplice una fase importante della cultura coreana. Le sue opere, oltre ad essere state esposte in numerose gallerie coreane, sono state presentate anche a Pechino, Parigi, Varsavia, Budapest, Berlino e a Madrid.


La Bellezza della Danza Coreana

Teatro Verdi
Sabato, 31 Marzo, ore 20.30

Biglietto Unico € 5

The Institute of Korean Traditional Culture

Programma
La Danza di Corte Coreana
Arirang Odysse
Canto d’Amore
Nong-Ak

La Bellezza della Danza Coreana

PREVENDITA BIGLIETTO

La Danza di Corte Coreana
La danza chiamata ‘Cheoyongmu’ è l’unica danza regale in maschera, il costume del personaggio esoterico Cheoyong, che compare in una leggenda del IX secolo. Secondo la storia, Cheoyong, figlio di un re dragone, entro’ nel mondo umano arrivando al un porto. Dopo aver raggiunto la capitale, sposo’ una bella donna e ottenne una posizione ufficiale. Nelle notti di luna piena girovagava per la citta’ e una notte, tornato a casa, trovo’ lo spirito del vaiolo a letto con la sua moglie, ed egli lo caccio’ via cantando e danzando. Questa leggenda fece nascere la credenza popolare che un’immagine di Cheoyong posta sul portone di casa per scacciare gli spiriti maligni. Ha anche portato alla tradizione della danza ‘Cheoyongmu’ che veniva eseguita durante i banchetti reali e nei rituali esorcistici effettuati l’ultimo giorno dell’anno per tenere lontano il vaiolo e per invocare la buona sorte eseguita vestendo un abito di 5 colori, il Blu a indicare l’Est, il Rosso il Sud, il Giallo il Centro, il Nero il Nord, il Bianco l’Ovest. Questa danza riflette anche la teoria cosmologica dello YIN e dello YANG e dei cinque elementi che erano prevalenti nella societa’ del periodo Joseon. L’Unesco ha designato tale danza come Patrimonio orale e immateriale dell’Umanità dal 2009. Un’altra danza chiamata ChunAengJeon caratterizzato da movimenti pieni di grazia, viene eseguita in splendide vesti di colore giallo simboleggianti l’usignolo. Questa performanca è caratterizzata dalle suddette due danze che venivano eseguite nella corte reale.

Arirang Odysse

Arirang è un tipico canto popolare coreano, spesso considerato l’inno non ufficale della Corea. Ci sono diverse varianti della canzone, che possono essere classificate in base al testo, al tempo in cui viene suonato il ritonello, alla natura del ritornello, la melodia generale e così via. I titoli delle diverse versioni di Arirang di solito sono preceduti dal loro luogo di origine o da qualcos’altro di significante. La versione originale dell’Arirang è il ‘Jeongseon Arirang’ che è stata eseguita e tramandata per oltre 600 anni. Questo canto, entrato a far parte dei patrimoni orali e immateriali dell’Umanita’ dell’Unesco dal 2012, viene accompagnato da una danza che esprime tutte le sofferenze della vita e il loro superamento. In questa scena, lo stesso canto viene accompagnato da altre due danze di cui la prima chiamata ‘Salpurì’ è una danza che scaccia la malasorte eseguito in veste bianca con un panno bianco in mano. Questa danza è pura e bella, fa uscire tutto il sentimento di tristezza interiore rimasto nascosto dentro di sé.
La seconda, chiamata danza ‘jijeon’, cerca di dare pace dopo la morte a un’anima irrisolta.

Canto d’Amore
La danza chiamata ‘Hanryangmu’ è una danza coreana che veniva eseguita dagli acrobati chiamati ‘Namsadangpae’ e che si è evoluto aggiungendo elementi drammatici. In questa danza l'elemento di improvvisazione è di fondamentale importanza e questa riflette perfettamente lo spirito degli studiosi amanti della libertà, il loro carattere allegro, il loro gusto raffinato, la loro eleganza e il dinamismo maschile. Questa è una danza satirica sugli "Hanryang" (giovani aristocratici festaioli) che cerca di sedurre con la danza una "Gisaeng". Le ‘Gisaeng’ (simili alla Geisha Giapponese), comparse in Corea dal X sec., erano ufficialmente intrattenitrici del Regno, che si esibivano negli spettacoli e cerimonie rivolte principalmente alla classe aristocratica e alla famiglia reale. Erano colte e raffinate, abili nelle belle arti. In questa performance, la ‘Gisaeng’ mostra la grazia della danza accentuata dalle linee del movimento accompagnato dal canto d’Amore chiamato ‘Sarangga’ (canto d’amore) ed è divertente rilevare la contrapposizione dei caratteri dei due danzatori che creano un buffo gioco delle parti.

Nong-Ak
Il Nong-Ak è una rappresentazione di musica e danza eseguita da tutto il villaggio durante la festa rurale di ringraziamento rivolto agli dei affinché concedano un raccolto abbondante. Essa inizia ad essere eseguita per scacciare gli spiriti maligni e rafforzare i legami comuni in tutto il paese fino a divenire un vero e proprip rito sciamanico. Il Nong-Ak, entrata a far parte dei Patrimoni orali e immateraili dell’umanita’ dal 2014, è una forma tradizionale di arte della rappresentazione che è racchiude al suo interno sfilata, danza, teatro e acrobazie accompagnate da strumenti a percussione. Gli strumenti a percussione, il Kwenggwari (un piccolo gong), il Jing (un gong piu’ grande), il Janggo (un tamburo a forma di clessidra), il Buk (un tamburo basso) e lo strumento a fiato Taepyeongso’ accompagnano queste danze rurali che sono espressione  dello spirito di allegria tipico dei Coreani.

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